University for refugees – istruzione senza confini

downloadL‘Università Telematica Internazionale Uninettuno ha attivato il portale University for refugees -istruzione senza confini, sportello informatico per rifugiati ed immigrati in collaborazione con Unire per Unire, movimento internazionale, transculturale e interprofessionale, Co-Mai, comunità del mondo arabo in Italia e AMSI, associazione dei medici di origine straniera. L’università, forte della sua esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale e della multiculturalità, offre 50 borse di studio, a persone riconosciute con la status di rifugiato e permette di iscriversi in maniera gratuita a corsi universitari online riconosciuti in Europa e in altri 11 Paesi.
“E’ una grande iniziativa”dice Emilia Gridà Cucco Gangi, responsabile dell’ufficio stampa di Uninettuno “Si può accedere al portale da qualsiasi device ed è fruibile in italiano, arabo, francese e inglese. Questo consente allo studente di usufruire del servizio da ogni paese e in qualsiasi momento”.

Per ottenere una borsa bisogna:

  • andare sul portale alla parte dedicata al riconoscimento titoli di studio,
  • premere il pulsante riconoscimento titoli di studio per rifugiati senza documentazione
  • compilare quattro moduli:

– scheda dati anagrafici,  

– scheda dati diploma,

– scheda dati laurea,

– scheda dati laurea non conseguita. 

Questa ultima sezione permette di continuare il percorso accademico intrapreso nel proprio Paese, la domanda verrà infatti inviata ad un’apposita commissione internazionale di esperti che hanno il compito di verificarla e di valutare il candidato. Maria Amata Garito, rettore di Uninettuno, spiega: “I rifugiati scappando da aree di guerra, spesso non possono presentare la documentazione cartacea per questo la nostra università ha istituito questo gruppo multidisciplinare in grado di reintegrare gli studenti al giusto livello della loro carriera universitaria grazie a un semplice colloquio”.
E’ il caso di Harout insegnante trentenne siriano, di Aleppo, ora rifugiato in Libano, laureato in chimica nel suo Paese che si è iscritto a ingegneria informatica e si sente rinato grazie a questa seconda opportunità.

L’iniziativa, proposta nel 2015, è stata realizzata grazie alla sinergia tra le diverse associazioni che da anni hanno a cuore la cooperazione e l’integrazione, per riqualificare l’immagine degli immigrati, troppo spesso strumentalizzata in negativo. Il protocollo d’intesa è stato firmato dal presidente di Uniti per Unire, professor Foad Aodi e dal rettore di Uninettuno, Maria Amata Garito alla presenza dell’ambasciatore della lega araba.

“La sorpresa più grande è stata quella che il servizio, pensato per rifugiati in Italia, ha avuto invece una grande adesione anche all’estero” afferma Maria Amata Garito “essendo un’università telematica, abbiamo videoregistrazioni di docenti internazionali in più lingue. Un ragazzo siriano in Germania ha infatti dichiarato di essersi candidato per il progetto dopo aver visto che tra i docenti c’era un suo vecchio professore di Aleppo che non aveva più potuto seguire per via della guerra”.

Sul portale è attiva anche una sezione di consulenza medica in collaborazione con l’Amsi, al momento solo nel Lazio, che prevede 30-40 medici a disposizione online per tutti quelli vi si rivolgono.
“Siamo partiti dall’esperienza degli ambulatori Amsi per gli stranieri attivi nelle Asl di Roma dal 2002”- afferma il presidente di Uniti per unire.
Il rettore vorrebbe che il portale fosse disponibile nei centri d’accoglienza in maniera che nell’attesa i ragazzi possano accedere alle schede che danno informazioni sui livelli di istruzione. “Sarebbe interessante anche sviluppare una sezione sulla competenza professionale”- aggiunge.
Infine, a Istruzione senza confini  non potevano mancare una sezione di lingua araba e italiana:
“E’ importante che ci sia una reciproca comprensione per una convivenza pacifica.” – afferma la Garito- “Speriamo di essere utili per un’integrazione costruttiva per tutte e due le parti”.

tratto da piuculture.it

TableT, il primo tavolo italiano dei traduttori

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State lavorando a una traduzione e avete un problema che vi blocca, una parola chiave che non vi viene, uniformazioni che non vi convincono? La vostra traduzione sta venendo benissimo ma avete lo stesso voglia di confrontarvi con i colleghi? Volete fare una proposta editoriale e avete bisogno di un consiglio? Avete trovato un articolo interessante sulla traduzione e ne volete discutere? Venite al TableT, il Tavolo dei Traduttori!

Al TableT, che si riunirà ogni mese al Laboratorio Formentini, troverete colleghi con più o meno anni di esperienza con cui discutere e confrontarvi sui temi pratici e teorici della traduzione. Nei TableT multilingue incontrerete colleghi che traducono da tutte le lingue verso l’italiano, ma saranno lanciati anche TableT monolingua per chi traduce per esempio dall’inglese (TableT_EN) e dal tedesco (TableT_DE) o dall’italiano verso tutte le altre lingue (TableT_IT).

L’idea del Tavolo dei Traduttori richiama lo Stammtisch tedesco, una riunione informale – e naturalmente conviviale – di persone che si incontrano a cadenza regolare per chiacchierare su questioni di interesse comune. Nella sola Germania vengono organizzati ogni mese – dalla BDÜ, l’associazione tedesca dei traduttori, ma anche su iniziativa spontanea – una ventina di “tavoli” dedicati alla traduzione. Il TableT del Formentini, organizzato da AITI e STradE, sarà il primo tavolo italiano dei traduttori.

Se volete saperne di più, non perdete l’occasione di partecipare al lancio del primo Stammtisch italiano sulla traduzione, che si terrà venerdì 20 gennaio 2017 dalle ore 17.30 al Laboratorio Formentini.

Il TableT è pronto, APParecchiamolo con le nostre idee!

Per rispettare la tradizione conviviale dello Stammtisch, la presentazione del TableT
sarà accompagnata da cibo e libagioni

Laboratorio Formentini per l’editoria
Via Formentini 10 – Milano (MM2 Lanza)

Il TableT è aperto a tutti i traduttori, per informazioni scrivere a aiti.strade@laboratorioformentini.it

Per iscrizioni compilare il  modulo apposito.

tratto da aiti.org

Un pensiero per voi

Siamo di nuovo a Natale. Sembra che non sia passato neanche un giorno da quando sono tornata da quel paese lindo e cristallino che è la Svizzera. Ma da luglio sono successe tante cose… prima di tutto il mio lavoro. Da settembre sono referente territoriale del progetto per cui spendo ogni mia energia da un anno e mezzo. Cosa significa? Sicuramente che ho maggiori responsabilità, più problemi da risolvere, maggiore capacità decisionale ma anche tanta ansia in più. Farò bene? Sto sbagliando? Cerco di affidarmi al mio buon senso, al mio istinto, all’amore che metto in ciò che faccio e all’importanza che hanno per me gli utenti, rifugiati e richiedenti asilo, che sono ospiti nel progetto. Questo incarico mi dà molte soddisfazioni, è stata una sferzata di energia. Come lo è stato il regalo che mi è arrivato per Natale. In questi mesi ho infatti portato avanti un piccolo grande sogno nel cassetto. Da quest’estate ho iniziato a studiare nei ritagli di tempo, mentre mio figlio faceva il pisolino pomeridiano, di sera, di notte, nonostante facessi fatica a tenere gli occhi aperti, fino agli inizi di questo mese. Ho sostenuto un esame per me molto importante. E finalmente ho ottenuto la certificazione in didattica dell’italiano a stranieri “Cedils” rilasciata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un sogno che è diventato realtà, una soddisfazione personale, forse un aiuto per il futuro. Un semplice foglio, il classico pezzo di carta, che però mi regala un sorriso e mi ripaga dei sacrifici fatti. In questi mesi sono riuscita a fare anche un piccolo lavoretto, la traduzione di una brochure turistica per il Comune di Monte Roberto. La traduzione, mio primo colpo di fulmine, che si è trasformato in un amore duraturo e immutato nel tempo, amore che mi dona la voglia di riscoprire ogni giorno le lingue che ho studiato, di impararle ancora e ancora.

Siamo di nuovo a Natale. Il tempo vola. Nel mondo sono successe tante cose e tante ne stanno succedendo: dalla spirale di odio e terrore che ha invaso l’Europa, alla mia cara Siria in ginocchio, la mia Aleppo distrutta, le migliaia di vite spezzate. Non posso augurarvi un buon Natale senza prima pensare a loro, alle vittime innocenti, al dolore che ormai ci avvolge ogni giorno come una nebbia soffocante. Ma non posso augurarvi un buon Natale senza prima ricordarvi che bisogna crederci ancora, bisogna sperare ancora, bisogna credere sempre nei propri sogni. Non potremo cambiare il mondo, ma possiamo migliorare le nostre vite. Io in questi mesi ci ho creduto. E nel mio piccolo ci sono riuscita. Non smettete mai di farlo, portate avanti i vostri sogni, i vostri desideri, fino alla fine. Con forza, grinta e fiducia nelle vostre capacità. Vincerete.

Buon Natale alberi_di_natale_00203.jpg

Insegnare italiano in Australia? Ecco come fare!

Sydney Opera House.jpgQuesta formula fa parte del programma School Language Assistant, promosso e regolamentato dal Governo Federale Australiano. Il suo scopo è permettere alle scuole primarie e secondarie australiane di accogliere una persona di cultura e lingua straniera per una durata di massimo 12 mesi al fine di dare agli studenti l’opportunità di entrare in contatto da vicino con una nuova cultura e con le sfumature di una lingua straniera.

Le scuole australiane invitano quindi i giovani volontari ad assistere i professori del posto durante le lezioni e le attività didattiche legate ad aspetti linguistici o culturali. I Teacher Assistant dovranno essere di lingua madre italiana, francese, tedesca o cinese ed essere pronti a impegnarsi a tempo pieno all’interno di una scuola locale, per 30-35 ore alla settimana.

In cambio delle ore di assistenza all’insegnamento, usufruirai dei seguenti vantaggi non trascurabili:

  • l’occasione unica di scoprire il modo di vivere degli australiani
  • la possibilità di praticare la lingua inglese
  • l’opportunità di aggiungere un’esperienza lavorativa al tuo CV
  • vitto (mezza pensione) e alloggio
  • trasporto dall’abitazione alla scuola incluso il primo giorno
  • certificato di partecipazione rilasciato direttamente dalla scuola a fine programma.

Il focus del programma è lo scambio pedagogico, che sia prettamente linguistico o anche interculturale. Se hai esperienza, qualifiche, interessi o studi in un determinato settore (sport, musica, arte, moda, teatro…) potrai anche affiancare i professori in materie affini, la tua esperienza di insegnamento potrà così essere ancora più ricca, come più ricco sarà il tuo contributo agli studenti australiani!


La durata varia in base al periodo dell’anno: 

  • arrivo in gennaio o febbraio: 1 “term” (+/- 3 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in aprile o maggio: 1 “term” (+/- 2 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in luglio: 1 “term” (+/- 2 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in ottobre: 1 “term” (+/- 2 mesi)

Attenzione:

  • La durata esatta del programma dipende dalle scuole e dagli stati e può variare di +/- 15 giorni da un posto all’altro.
  • L’abbinamento con la scuola può anche avvenire a ridosso della data di partenza, non possiamo quindi garantire la possibilità di acquistare il volo con molto anticipo.

(**) Se desideri restare più a lungo in una scuola come Teacher Assistant (7, 8 o 11 mesi), questo è possibile MA le condizioni sono molto più rigide!

  • altro tipo di visto (special program visa) più complesso e più lungo da ottenere
  • iscriversi 5 mesi prima della data di partenza
  • devi fare o aver fatto studi nel campo dell’insegnamento (o avere almeno 12 mesi di esperienza nell’insegnamento)
  • non potrai ricercare un altro lavoro sul posto, dopo la fine del tuo programma
  • possibile unicamente a gennaio (fino a 11 mesi) e maggio (fino a 8 mesi)

tratto da https://www.wep.it/trovare-un-lavoro-stage-alla-pari/inglese/australia/teacher-assistant

European Freelancers Week, un’occasione per farsi conoscere!

download  European Freelancers Week was inspired by several local events in different countries. In Italy, the first Freelance Day was held in 2013 in Torino, supported by ACTA. In the United Kingdom, IPSE has long organized National Freelancers Day. It’s time independent workers across Europe got their own similar events!

In 2016 a group of activists from several EU freelancers organizations got together to plan EFW. The idea was to create a single week in which many events would take place in different cities across Europe with the common goal of bringing together independent professionals. Events could be proposed by anybody, as long as they gave freelancers the chance to inspire, connect, learn, promote, co-create and get active.

The events will inspire freelancers to join together to improve their independent careers through learning, skill sharing, networking and political action.

Anyone can propose an event to be added to the calendar. Event formats include talks, workshops and networking sessions.

The first EFW will be held from October 17 – 23 2016. Get involved!

Info at http://freelancersweek.org/ 

Ecco cosa ho scoperto in Svizzera…

DSC07689.JPGEccomi qui! Sono tornata! E stavolta sono tornata nel vero senso della parola. Finalmente, dopo un anno di lavoro, le ferie… un miraggio di cui avevo estremamente bisogno. Ebbene, quest’anno la mia meta è stata la Svizzera, un piccolo lembo di terra, ordinato, preciso, pulito e ricco di cose da scoprire. Città stupende, come Lucerna, meraviglie della natura, come le cascate del Reno, tradizionali paesi di montagna, come Gruyères, ottime specialità culinarie, dalla fondue al rosti. Ma sono qui a scrivervi perché, oltre a tutto ciò, ho scoperto di nuovo la bellezza di immergermi in un universo di lingue. Nel Ticino l’italiano, la madrelingua, poi su a nord e nella capitale Berna il tedesco (che mastico poco ma che sostituisco volentieri con l’inglese), per finire con il dolce francese nella zona di Ginevra e del suo splendido lago. Non dimentichiamo che in Svizzera si parla anche il romancio, in una zona che però visiterò un’altra volta, nel cantone dei Grigioni, quello famoso di Saint Moritz. Insomma, di nuovo mille e una lingua. Cambiare lingua nell’arco di qualche giorno mi ha fatto emozionare, mi ha coinvolto come solo le lingue sanno fare, con la loro musicalità, la loro eterogeneità e ciò che più mi ha colpito è che a ogni lingua si abbinava perfettamente un luogo, un sapore, un odore, il volto di una persona. Dal calore del Ticino e di Lugano, circondata da un lago orlato da palme, fino all’architettura a bovindi di Sciaffusa, al dolce sapore dei formaggi e delle crèpes della riviera. Ma quale riviera direte voi? E sì, il lungolago del Lac Léman (ovvero il lago di Ginevra) è la riviera francese in cui si susseguono vigneti a perdita d’occhio, in cui i bistrot fanno a gara con quelli parigini e la musica jazz risuona per le strade di Montreux, la città di Freddy (Mercury ovviamente, non Krueger). Ed è lungo la riviera, con il suo francese svizzero, che ho chiuso gli occhi, gustando un’ottima salade nicoise, e mi sono immaginata in un tipico ambiente della Francia del sud. La cadenza della lingua, la sua dolcezza, che amo in modo particolare, mi hanno fatto sognare… e avrò sempre un ricordo di questo paese legato alla sua molteplicità di aspetti, alle sue mille e una lingua che lo caratterizzano e differenziano dandogli un tocco di originalità che, nel mio immaginario di una Svizzera di banche e orologi a cucù, non avrei mai potuto pensare. Grazie Svizzera. Danke. Merci. Engraziel.

Giornata mondiale del Rifugiato: io sto con loro

Oggi, 20 giugno, è la giornata mondiale del Rifugiato. Oggi, dopo un po’ di tempo in cui sono stata assente, in cui ho lasciato il mio blog in sospeso per proseguire con la mia vita di tutti i giorni, ho deciso di scrivere due righe in omaggio a chi chiede asilo nel nostro o in altri paesi, a chi affronta il suo viaggio di speranza perché sa che se rimane morirà. A chi non ha più una patria perché gliel’hanno portata via. A chi ha visto morire suo figlio, perché gli hanno sparato per strada. A chi ce l’ha fatta. A chi invece è morto in mare mentre sognava una vita nuova. A tutti coloro che incontro ogni giorno nel mio meraviglioso lavoro: io ce la metto tutta, ma a volte è dura. Perché il dolore ci fa compagnia in ogni sguardo, in ogni parola, in ogni sussurro. Non serve una giornata del Rifugiato per ricordare gli ultimi, gli invisibili, coloro che invadono e ci tolgono il lavoro. Dovremmo ricordarcene sempre, perché è con loro che io ogni giorno mi accorgo della mia vita fortunata. Ogni giorno mi rendo conto di essere nata nel posto giusto: non ci sono guerre, non devo fuggire, posso vivere senza paura. Ma il cuore? Quello spesso manca, si nasconde dietro gli interessi di una civiltà egoista. Tiratelo fuori, tiriamolo fuori. Io sto con loro.

Mediterraneo in Traduzione: I edizione a Messina – 11/16 luglio 2016

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Mediterraneo in Traduzione è una scuola estiva di traduzione dalle lingue del Mediterraneo. Per la I edizione le lingue scelte sono francese, arabo, ebraico e turco. Altre lingue seguiranno nelle prossime edizioni: greco, serbo, sloveno, albanese e spagnolo.

I laboratori di traduzione sono rivolti a chi – già in possesso di un’ottima conoscenza delle lingue di lavoro – voglia conoscere o approfondire questioni e implicazioni legate al passaggio (culturale, linguistico, grammaticale) di queste lingue in italiano.

I laboratori affronteranno un tema comune declinato in testi proposti dalle workshop leader Elisabetta Bartuli per l’arabo, Yasmina Melaouah per il francese maghrebino,Alessandra Shomroni per l’ebraico e Şemsa Gezgin per il turco. Le traduzioni eseguite dagli studenti con la supervisione delle workshop leader saranno alla fine riunite in una pubblicazione a cura della casa editrice Mesogea.

Il lavoro sui testi sarà integrato da due seminari dedicati ad argomenti spesso trascurati nella formazione dei traduttori, ma essenziali per il loro bagaglio culturale e professionale: un seminario sulla revisione tenuto da Giovanna Scocchera; e un seminario di grammatica (italiana) per traduttori tenuto da Mariarosa Bricchi.

Il testo oggetto del laboratorio sarà inviato una ventina di giorni prima dell’inizio della Scuola e i partecipanti non dovranno tradurlo individualmente, ma leggerlo in maniera molto approfondita e condurre le eventuali ricerche lessicali o documentali che permettano la massima comprensione possibile del testo. In sede di laboratorio poi si imposterà e si farà la traduzione sotto la guida della workshop leader. I laboratori di traduzione saranno integrati da docenti “itineranti” per consigli sulla redazione, revisione, lettura finale ecc.

Comitato scientifico: Stefano Arduini, Elisabetta Bartuli, Mariarosa Bricchi, Yasmina Melaouah, Caterina Pastura, Giuliana Schiavi.

Promotori: Fondazione Universitaria San Pellegrino, SSML di VicenzaMesogea.

Informazioni

Iscrizione: i laboratori di traduzione prevedono un minimo di 4 e un massimo di 15 partecipanti per ciascuna lingua.  La richiesta di partecipazione viene fatta inviando una email all’indirizzo mit@fusp.it specificando la lingua e allegando il proprio CV entro il 31 maggio 2016. L’accettazione della partecipazione verrà confermata entro il 7 giugno 2016.

Quota di partecipazione: il costo del seminario di traduzione è fissato in €450 e comprende oltre all’intero programma della Summer School, tutti i pranzi, i coffee break, la cena del venerdì sera e il servizio navetta o trasporto dagli alloggi alla sede di lavoro.

Alloggio: quanto prima sarà reso disponibile un elenco di alberghi e B&B convenzionati con Mediterraneo in Traduzione.

Per ulteriori delucidazioni scrivere a mit@fusp.it oppure telefonare al +39 0444 545475 dal martedì al sabato, dalle 9 alle 17 (orario continuato).

Per informazioni approfondite consultate Mediterraneo in Traduzione.

tratto da traduzione-editoria.fusp.it

Il premio Babel-Booksinitaly: ecco come partecipare

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Grazie alla nuova collaborazione con il Laboratorio Formentini per l’editoria e Booksinitaly, dal 2016 il Premio Babel per la traduzione diventa il Premio Babel-Booksinitaly e guadagna una nuova sezione: al premio per un giovane traduttore letterario italiano meritevole di attenzione, si aggiunge il premio per un traduttore letterario straniero a coronamento di una carriera dedicata alla traduzione di autori italiani.

Il premio sarà assegnato un anno al giovane traduttore italiano e un anno al traduttore straniero. L’edizione 2016 del premio sarà dedicata al giovane traduttore letterario italiano.

Il premio per il giovane traduttore ha una dotazione di 3.000 €. Il premiato beneficerà anche di una residenza di una settimana presso la Casa dei traduttori di Looren (Svizzera), partner del premio fin dal suo concepimento.

Le opere, pubblicate tra il luglio 2015 e il giugno 2016, dovranno pervenire in pdf (testo tradotto e testo originale) al seguente indirizzo e-mail: babel.booksinitaly@laboratorioformentini.it entro e non oltre il 30 giugno 2016, corredate dal cv del traduttore. Una copia cartacea deve essere spedita alla Segreteria del Premio al seguente indirizzo: Via Formentini 10, 20121 Milano, tel. 02 49517840, mail alberto.marchioretto@laboratorioformentini.it.

In data 15 ottobre 2016 verranno resi pubblici i nomi dei finalisti. I vincitori parteciperanno alla cerimonia di premiazione, che avrà luogo durante l’edizione 2016 di BookCity Milano (17- 20 Novembre 2016).

La giuria del premio è composta da quattro traduttrici di chiara fama, che da diversi anni svolgono anche un intenso e prezioso lavoro di formazione per i giovani, sia come insegnanti in corsi universitari e master di II livello sia come curatrici di libri: Ilide Carmignani, Franca Cavagnoli (Presidente), Yasmina Melaouah e Ada Vigliani.

Per il regolamento http://babelfestival.com/premi/ 

Dall’Iraq e dall’Egitto due ricette da leccarsi i baffi

Le frittelle di patate

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Ecco una ricetta molto semplice che i cristiani iracheni preparano durante il periodo della Quaresima come antipasto o contorno.

Ingredienti:

  • 5-6 patate medie
  • 1 mazzetto di erba cipollina
  • 1 uovo
  • 25g di pan grattato
  • 30g di farina
  • spezie: aglio in polvere; curcuma; pepe nero; cumino
  • sale
  • olio per frittura

Preparazione:

Cuocerle in acqua bollente per circa 20 minuti, dopo di che scolarle e immergerle in acqua fredda.

Una volta stiepidite, pelare le patate e schiacciarle servendosi di una forchetta o tritarle con un mixer.

Trasferire le patate in un’insalatiera e aggiungere il pan grattato, la farina, un pizzico di ciascuna spezia, l’uovo, l’erba cipollina e un pizzico di sale. Mescolare il tutto a mano fino ad ottenere un impasto abbastanza omogeneo.

Con le mani leggermente unte, lavorare l’impasto e formare delle palline della grandezza di un uovo, poi schiacciarle per formare dei dischi spessi 1-2cm.

In una padella capiente, far scaldare l’olio per frittura. Friggere le frittelle di patate fino a quando non risultino dorate da entrambe i lati (circa 3 minuti per lato). In alternativa, le frittelle possono essere cotte in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti, avendo cura di girarle a metà cottura.

Servire le frittelle di patate leggermente tiepide accompagnate da sottaceti.

I falafel di fave (ta’miya)

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Questa è invece un’alternativa ai classici falafel di ceci che viene preparata dai copti egiziani sempre durante il periodo della Quaresima.

Ingredienti:

  • 500g di fave secche
  • 1 cipolla
  • 4 spicchi d’aglio
  • 2/3 rametti di coriandolo fresco
  • 2/3 rametti di prezzemolo fresco
  • 2/3 rametti di aneto fresco o un cucchiaio di aneto secco
  • 1 cucchiaio di cumino in polvere
  • 1 cucchiaio di bicarbonato
  • sale e pepe
  • semi di sesamo
  • olio per frittura
  • tahina
  • pane pita

Preparazione:

Mettere in ammollo le fave per almeno sei ore. Una volta ammorbidite, pelarle e sciacquarle.

Servendosi di un robot da cucina, tritare insieme le fave, la cipolla, l’aglio, tutte le spezie e il bicarbonato, fino ad ottenere una purea omogenea e compatta. Se dovesse risultare troppo lenta, aggiungere un po’ di farina.

Lavorare l’impasto a mano e formare delle polpettine. Passare ogni ta’miya nei semi di sesamo oppure in poca farina.

Friggere le ta’miya in olio caldo finché non risultino dorate su entrambi i lati.

Le ta’miya sono ottime da gustare ancora calde, accompagnate da un po’ di hummus oppure usate come farcia per un pane pita con verdure fresche e sottaceti.

tratto da arabpress.eu