Da Bucarest a Cluj, la Romania formato famiglia

Ciao famiglie! Ecco il mio resoconto di una settimana in Romania dal 7 al 14 agosto. Partecipanti: io, mio marito, nostro figlio di 5 anni e mezzo e la nonna sprint settantaduenne. Partenza da Ancona con scalo a Monaco, andata su Bucarest e ritorno da Cluj-Napoca, voli Lufthansa prenotati a febbraio a 200 euro a testa. Compagnia ottima come sempre. All’arrivo a Bucarest abbiamo ritirato la macchina noleggiata tramite RentalCars con Avis e consegnata poi all’aeroporto di Cluj-Napoca (costo: 330 euro con chilometraggio illimitato, seggiolino portato da casa e imbarcato gratuitamente, la macchina era nuovissima, una Skoda Rapid comoda e con un bagagliaio enorme). Abbiamo dormito 2 notti all’Ibis Styles Erba, in zona periferica ma a 10 minuti a piedi dalla fermata della metro. Hotel pulito, avevamo un camera gigantesca, colazione inclusa, personale attento con i bambini (hanno regalato anche due macchinine a mio figlio!), insomma stra promosso. E si è rivelato la scelta azzeccata, guidare a Bucarest sarebbe stato devastante! Tanto traffico, manovre spesso azzardate, unica cosa positiva che ho notato è che i romeni si fermano all’istante per farti attraversare sulle strisce pedonali. Da noi spesso non succede! #bucarest: che dirvi, nonostante avessi letto opinioni contrastanti, a me è piaciuta: mi sono piaciuti i suoi contrasti, il palazzo in stile rinascimentale accanto a un altro fatiscente, la modernità accanto all’austera architettura socialista, il suo centro storico restaurato e pieno di localini, il palazzo del Parlamento nella sua maestosità, la chiesa dell’antica corte principesca con le sue fantastiche decorazioni, la tranquillità del parco Cismigiu (e la frescura visto che erano 35 gradi!). Mio figlio ha apprezzato molto i giochi del parco Izvor davanti al Parlamento e la libreria Carousel in centro: andateci è un luogo fantastico! E ovviamente per mangiare tappa al Caru Cu Bere e al ristorante Excalibur: due ristoranti che avevo letto qui, quindi grazie a voi!! Il 9 agosto siamo partiti per il nostro OTR direzione #transilvania e abbiamo fatto la prima sosta a Sinaia per visitare #castelpeles, bel castello anche se pieno di gente. Purtroppo abbiamo trovato molti turisti nelle zone più battute, ma ce lo aspettavamo, d’altronde il periodo è quello che è…nota positiva: finalmente un po’ di fresco dopo il caldo di Bucarest! Mangiamo vicino Sinaia, a Busteni al ristorante Casa Magica: cucina tradizionale a prezzi bassissimi! Consigliato! Per mangiare abbiamo sempre speso pochissimo (25, max 30 euro in 4) e assaggiato di tutto, cucina romena top! Seconda tappa della giornata #rasnov, con la sua fortezza arroccata su un’altura dove siamo arrivati con un trattore-trenino che ha esaltato mio figlio, così come le more e i lamponi che ci siamo mangiati lungo la strada! 😁 Al ritorno tappa obbligata al Dino Park, molto carino, ci siamo divertiti anche io e il babbo!! Abbiamo dormito a #bran, così da arrivare la mattina dopo molto presto al castello perché ci aspettavamo molta gente (come in effetti è stato!). Vi consiglio il Bran Chalet: un b&b rustico ma pulito, dalle camere ampie e con una meravigliosa vista sul castello..di notte meraviglioso!!! Il proprietario, Gabriel, parla italiano, è gentilissimo e molto disponibile: abbiamo anche mangiato al suo ristorante, cucina ottima! Il giorno seguente visita al castello: la cosa che è piaciuta di più a mio figlio (e a mio marito!) è stato il #timetunnel: un ascensore ti porta nei sotterranei dove ci sono immagini interattive dei protagonisti del castello, con musica e atmosfera..carino, ma molto kitsch secondo me! L’esterno del castello è bello, c’è un bel parco con un laghetto e la possibilità di riposarsi un po’ e tante ma tante bancarelle di souvenirs con Dracula in tutte le salse! 😆 Dopo il pranzo a Bran, siamo ripartiti verso #brasov dove abbiamo alloggiato al b&b Casa Reims: suite mansardata, la nonna nella sua camera aveva anche la vasca idromassaggio, unica pecca la colazione un po’ scarsa, ma sicuramente promosso! Brasov è una bella città, piena di gente, dai grandi viali e con una piazza fulcro della vita cittadina. Qui abbiamo mangiato al ristorante Sergiana, consigliato! Il giorno seguente ci siamo diretti verso Sibiu. Assolutamente da menzionare lungo la strada #fagaras, dalla bella fortezza circondata da un fossato e salici piangenti..lì vicino, la cattedrale ortodossa in cui abbiamo assistito a una parte della funzione religiosa (era domenica mattina) ed è stato molto suggestivo! Di fronte alla cattedrale un carinissimo parco giochi dove mio figlio ha scorrazzato per un po’! Imperdibile anche la #transfagarasan: noi l’abbiamo percorsa per una ventina di km, fino alla cascata Balea, poi avremmo voluto prendere la funivia fino al lago Balea ma la nonna non si è sentita bene purtroppo e così abbiamo desistito. Fortunatamente si è tutto risolto abbastanza velocemente (probabilmente un lieve malore dovuto all’altitudine) e così siamo ridiscesi e abbiamo pranzato in un ristorante lungo la strada senza infamia e senza lode. Abbiamo poi proseguito verso #sibiu dove abbiamo dormito alla pensione Casa Aurelia: l’alloggio più scadente dove siamo stati, camere caldissime, colazione buona e personale molto gentile, ma non mi sento di consigliarlo come per gli altri alloggi..Sibiu, invece, mi ha rapito il cuore: città meravigliosa!! Elegante, raffinata, con le sue tre stupende piazze incastonate tra casette colorate dai tetti spioventi 😍 Da Sibiu abbiamo percorso un tratto di Transilvania che ho amato alla follia: i villaggi sassoni, con i carretti trainati da cavalli, i greggi di pecore che attraversano la strada, le persone che prendono l’acqua dal pozzo..andate ad #almavii, un villaggio piccolissimo e affascinante! La strada per arrivarci non è delle migliori, ma vale la pena..eravamo gli unici turisti! Abbiamo anche visitato #biertan con la sua chiesa fortificata patrimonio UNESCO, quindi più turistica ma ugualmente interessante. Dopo il pranzo al ristorante medievale di Biertan siamo arrivati a #sighisoara, altra perla dalle strade acciottolate e dall’atmosfera magica. Qui abbiamo dormito alla guesthouse Alte Post dove abbiamo anche cenato: ottima!! A Sighisoara c’è la casa natale di Dracula, mio figlio, inizialmente impressionato, ora è la cosa che ricorda di più..non vi svelo il perché! 😂 Il penultimo giorno siamo risaliti ancora verso nord visitando #targumures che non ci ha colpito particolarmente fino a #turda dove siamo stati alle miniere di sale e abbiamo fatto il bagno nei laghetti di sale esterni: entrambe le cose sono state entusiasmanti, mio figlio le ha amate tantissimo! Nella sala sotterranea delle miniere ci sono giochi per bambini, minigolf, bowling, ping pong, biliardo e una ruota panoramica su cui siamo saliti..ci sono perfino barchette a remi! Ovviamente anche la miniera era abbastanza affollata, ma secondo me imperdibile! Ultima tappa: #clujnapoca dove abbiamo dormito all’hotel Confort, promosso a pieni voti!! Da lì una passeggiata di circa 10 minuti conduce al centro che abbiamo visitato l’ultimo giorno prima di ripartire. Città carina, piena di giovani e di vita, dal piccolo centro ma da visitare. Conclusioni: viaggio assolutamente da fare, dai bei paesaggi, con città incantevoli, massima attenzione per i bambini e soprattutto persone dagli sguardi sinceri e gentilissime!! Partenza da Ancona con scalo a Monaco, andata su Bucarest e ritorno da Cluj-Napoca, voli Lufthansa prenotati a febbraio a 200 euro a testa. Compagnia ottima come sempre. All’arrivo a Bucarest abbiamo ritirato la macchina noleggiata tramite RentalCars con Avis e consegnata poi all’aeroporto di Cluj-Napoca (costo: 330 euro con chilometraggio illimitato, seggiolino portato da casa e imbarcato gratuitamente, la macchina era nuovissima, una Skoda Rapid comoda e con un bagagliaio enorme). Abbiamo dormito 2 notti all’Ibis Styles Erba, in zona periferica ma a 10 minuti a piedi dalla fermata della metro. Hotel pulito, avevamo un camera gigantesca, colazione inclusa, personale attento con i bambini (hanno regalato anche due macchinine a mio figlio!), insomma stra promosso. E si è rivelato la scelta azzeccata, guidare a Bucarest sarebbe stato devastante! Tanto traffico, manovre spesso azzardate, unica cosa positiva che ho notato è che i romeni si fermano all’istante per farti attraversare sulle strisce pedonali. Da noi spesso non succede! #bucarest: che dirvi, nonostante avessi letto opinioni contrastanti, a me è piaciuta: mi sono piaciuti i suoi contrasti, il palazzo in stile rinascimentale accanto a un altro fatiscente, la modernità accanto all’austera architettura socialista, il suo centro storico restaurato e pieno di localini, il palazzo del Parlamento nella sua maestosità, la chiesa dell’antica corte principesca con le sue fantastiche decorazioni, la tranquillità del parco Cismigiu (e la frescura visto che erano 35 gradi!). Mio figlio ha apprezzato molto i giochi del parco Izvor davanti al Parlamento e la libreria Carousel in centro: andateci è un luogo fantastico! E ovviamente per mangiare tappa al Caru Cu Bere e al ristorante Excalibur: due ristoranti che avevo letto qui, quindi grazie a voi!! Il 9 agosto siamo partiti per il nostro OTR direzione #transilvania e abbiamo fatto la prima sosta a Sinaia per visitare #castelpeles, bel castello anche se pieno di gente. Purtroppo abbiamo trovato molti turisti nelle zone più battute, ma ce lo aspettavamo, d’altronde il periodo è quello che è…nota positiva: finalmente un po’ di fresco dopo il caldo di Bucarest! Mangiamo vicino Sinaia, a Busteni al ristorante Casa Magica: cucina tradizionale a prezzi bassissimi! Consigliato! Per mangiare abbiamo sempre speso pochissimo (25, max 30 euro in 4) e assaggiato di tutto, cucina romena top! Seconda tappa della giornata #rasnov, con la sua fortezza arroccata su un’altura dove siamo arrivati con un trattore-trenino che ha esaltato mio figlio, così come le more e i lamponi che ci siamo mangiati lungo la strada! 😁 Al ritorno tappa obbligata al Dino Park, molto carino, ci siamo divertiti anche io e il babbo!! Abbiamo dormito a #bran, così da arrivare la mattina dopo molto presto al castello perché ci aspettavamo molta gente (come in effetti è stato!). Vi consiglio il Bran Chalet: un b&b rustico ma pulito, dalle camere ampie e con una meravigliosa vista sul castello..di notte meraviglioso!!! Il proprietario, Gabriel, parla italiano, è gentilissimo e molto disponibile: abbiamo anche mangiato al suo ristorante, cucina ottima! Il giorno seguente visita al castello: la cosa che è piaciuta di più a mio figlio (e a mio marito!) è stato il #timetunnel: un ascensore ti porta nei sotterranei dove ci sono immagini interattive dei protagonisti del castello, con musica e atmosfera..carino, ma molto kitsch secondo me! L’esterno del castello è bello, c’è un bel parco con un laghetto e la possibilità di riposarsi un po’ e tante ma tante bancarelle di souvenirs con Dracula in tutte le salse! 😆 Dopo il pranzo a Bran, siamo ripartiti verso #brasov dove abbiamo alloggiato al b&b Casa Reims: suite mansardata, la nonna nella sua camera aveva anche la vasca idromassaggio, unica pecca la colazione un po’ scarsa, ma sicuramente promosso! Brasov è una bella città, piena di gente, dai grandi viali e con una piazza fulcro della vita cittadina. Qui abbiamo mangiato al ristorante Sergiana, consigliato! Il giorno seguente ci siamo diretti verso Sibiu. Assolutamente da menzionare lungo la strada #fagaras, dalla bella fortezza circondata da un fossato e salici piangenti..lì vicino, la cattedrale ortodossa in cui abbiamo assistito a una parte della funzione religiosa (era domenica mattina) ed è stato molto suggestivo! Di fronte alla cattedrale un carinissimo parco giochi dove mio figlio ha scorrazzato per un po’! Imperdibile anche la #transfagarasan: noi l’abbiamo percorsa per una ventina di km, fino alla cascata Balea, poi avremmo voluto prendere la funivia fino al lago Balea ma la nonna non si è sentita bene purtroppo e così abbiamo desistito. Fortunatamente si è tutto risolto abbastanza velocemente (probabilmente un lieve malore dovuto all’altitudine) e così siamo ridiscesi e abbiamo pranzato in un ristorante lungo la strada senza infamia e senza lode. Abbiamo poi proseguito verso #sibiu dove abbiamo dormito alla pensione Casa Aurelia: l’alloggio più scadente dove siamo stati, camere caldissime, colazione buona e personale molto gentile, ma non mi sento di consigliarlo come per gli altri alloggi..Sibiu, invece, mi ha rapito il cuore: città meravigliosa!! Elegante, raffinata, con le sue tre stupende piazze incastonate tra casette colorate dai tetti spioventi 😍 Da Sibiu abbiamo percorso un tratto di Transilvania che ho amato alla follia: i villaggi sassoni, con i carretti trainati da cavalli, i greggi di pecore che attraversano la strada, le persone che prendono l’acqua dal pozzo..andate ad #almavii, un villaggio piccolissimo e affascinante! La strada per arrivarci non è delle migliori, ma vale la pena..eravamo gli unici turisti! Abbiamo anche visitato #biertan con la sua chiesa fortificata patrimonio UNESCO, quindi più turistica ma ugualmente interessante. Dopo il pranzo al ristorante medievale di Biertan siamo arrivati a #sighisoara, altra perla dalle strade acciottolate e dall’atmosfera magica. Qui abbiamo dormito alla guesthouse Alte Post dove abbiamo anche cenato: ottima!! A Sighisoara c’è la casa natale di Dracula, mio figlio, inizialmente impressionato, ora è la cosa che ricorda di più..non vi svelo il perché! 😂 Il penultimo giorno siamo risaliti ancora verso nord visitando #targumures che non ci ha colpito particolarmente fino a #turda dove siamo stati alle miniere di sale e abbiamo fatto il bagno nei laghetti di sale esterni: entrambe le cose sono state entusiasmanti, mio figlio le ha amate tantissimo! Nella sala sotterranea delle miniere ci sono giochi per bambini, minigolf, bowling, ping pong, biliardo e una ruota panoramica su cui siamo saliti..ci sono perfino barchette a remi! Ovviamente anche la miniera era abbastanza affollata, ma secondo me imperdibile! Ultima tappa: #clujnapoca dove abbiamo dormito all’hotel Confort, promosso a pieni voti!! Da lì una passeggiata di circa 10 minuti conduce al centro che abbiamo visitato l’ultimo giorno prima di ripartire. Città carina, piena di giovani e di vita, dal piccolo centro ma da visitare. Conclusioni: viaggio assolutamente da fare, dai bei paesaggi, con città incantevoli, massima attenzione per i bambini e soprattutto persone dagli sguardi sinceri e gentilissime!!

I viaggi di Milleunanotte

Milleunalingua si è preso una lunga pausa, ogni tanto ci vuole per capire bene dove si vuole andare e riflettere su ciò che è stato fatto e ciò che invece è necessario ancora fare. E’ stato un periodo intenso, in cui io, Lilia, autrice del blog, mi sono trovata a mandar giù bocconi amari che inizialmente mi hanno indebolita ma che poi mi hanno dato una nuova carica per ricominciare, reinventarmi e proseguire in un cammino in cui il vero punto di forza sono le persone. Persone che ho incontrato, che mi hanno trasmesso miriadi di emozioni e che mi hanno insegnato il rispetto per chi non ha la fortuna di nascere nel nostro paese ma che ha gli stessi nostri diritti. Il mio lavoro continuerà con loro e per loro e nel frattempo anche Milleunalingua riprenderà vita. Come?

Innanzi tutto con un nuovissimo indirizzo mail a cui potete inviare le vostre storie, le vostre esperienze o le vostre richieste: milleunalingua@gmail.com. E poi con un nuovo servizio, perché conoscere una lingua è anche entrare in una lingua, nel mondo che è intorno a quella lingua, conoscere una lingua è lo scoprire la cultura e le tradizioni del popolo che la parla e, perché no, anche la storia e le bellezze naturali del luogo in cui quella lingua cresce e si modifica.

Milleunalingua diventa viaggi da Milleunanotte!

Se avete voglia di provare qualcosa di diverso, scrivetemi e penserò io all’organizzazione di un’esperienza di viaggio che non dimenticherete, che vi permetterà di scoprire luoghi insoliti da una diversa prospettiva e con uno stato d’animo nel rispetto delle persone che vi abitano. Vi aspetto! 😉

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Aiutiamoli a casa loro…

imagesE’ davvero tanto tempo che non scrivo un mio pensiero in questo blog, ma i mesi passano velocemente e io neanche me ne accorgo, presa dai mille impegni quotidiani e dal lavoro che amo. Oggi, però, sento l’esigenza di fare una riflessione. In questi giorni sono successi diversi episodi che ho vissuto in prima persona, di cui ho ascoltato i racconti, di cui ho letto articoli sconclusionati. Sono successi episodi che mi hanno toccato nel profondo perché coinvolgono persone che vedo ogni giorno, con cui cerco di instaurare una relazione, che cerco di conoscere più a fondo per migliorarmi e per crescere sia professionalmente che umanamente. Non posso giudicare, non riesco neanche a mettermi completamente nei loro panni perché ho la fortuna di non aver mai affrontato ciò che hanno dovuto sopportare, perché ho l’immensa fortuna di essere nata in Italia. Non posso però più sentire la frequente litania di questi giorni, mi ha stancato. “Aiutiamoli a casa loro”. Ma quale casa? Vorreste provare a passare anche un solo giorno vivendo in una baracca o per strada? Vorreste provare le intense emozioni di attraversare il deserto su un camion senza acqua né cibo costretti a vendere anche il vostro corpo pur di sopravvivere e arrivare in Libia? Oppure vi piacerebbe essere imprigionati subendo le più dolorose violenze e torture o che le infliggano ai vostri figli o alle vostre mogli davanti ai vostri occhi? E quando, per puro caso o fortuna, riuscite ad arrivare nell’Europa dei sogni, quella di cui avete tanto sentito parlare, quella che finalmente potrà aiutarvi a sanare le vostre ferite, scoprite che dovete far fronte a sguardi duri e parole cattive, a ” no, non ti posso affittare la mia casa, sei straniero e non hai neanche un lavoro”, a “ma di che lamenti? Prendi pure i soldi e non fai niente… ma non potevi andare in un altro paese o restare a casa tua?”… e lì che cominci a pensare di non farcela, sarà troppo difficile, ti tornano in mente i ricordi di quel viaggio che non sai come sei riuscito a sopportare, di quelle violenze che hai subito, di quel mare che ti ingoiava. Ed è proprio in quella Europa che sognavi che inizia il peggio. E’ proprio in quella Italietta che ti guarda di traverso che farai fatica a sentirti accolto. E allora cosa ti rimane? Nulla, solo disperazione, tanto dolore e nessuna speranza. Ti capisco perché cerco di aiutarti ogni giorno, ma so anche che c’è chi non riesce a vedere al di là dell’apparenza, al di là di uno sguardo assente o talvolta aggressivo, al di là di un muro compatto che nasconde una storia che nessuno vorrebbe ascoltare.

Questa è solo una riflessione, di una che fa un lavoro difficile, ma che ogni tanto cerca di farsi qualche domanda in più, aprendo gli occhi e le orecchie e gustandosi uno di quei rari sorrisi che aleggiano su quei volti distrutti.

University for refugees – istruzione senza confini

downloadL‘Università Telematica Internazionale Uninettuno ha attivato il portale University for refugees -istruzione senza confini, sportello informatico per rifugiati ed immigrati in collaborazione con Unire per Unire, movimento internazionale, transculturale e interprofessionale, Co-Mai, comunità del mondo arabo in Italia e AMSI, associazione dei medici di origine straniera. L’università, forte della sua esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale e della multiculturalità, offre 50 borse di studio, a persone riconosciute con la status di rifugiato e permette di iscriversi in maniera gratuita a corsi universitari online riconosciuti in Europa e in altri 11 Paesi.
“E’ una grande iniziativa”dice Emilia Gridà Cucco Gangi, responsabile dell’ufficio stampa di Uninettuno “Si può accedere al portale da qualsiasi device ed è fruibile in italiano, arabo, francese e inglese. Questo consente allo studente di usufruire del servizio da ogni paese e in qualsiasi momento”.

Per ottenere una borsa bisogna:

  • andare sul portale alla parte dedicata al riconoscimento titoli di studio,
  • premere il pulsante riconoscimento titoli di studio per rifugiati senza documentazione
  • compilare quattro moduli:

– scheda dati anagrafici,  

– scheda dati diploma,

– scheda dati laurea,

– scheda dati laurea non conseguita. 

Questa ultima sezione permette di continuare il percorso accademico intrapreso nel proprio Paese, la domanda verrà infatti inviata ad un’apposita commissione internazionale di esperti che hanno il compito di verificarla e di valutare il candidato. Maria Amata Garito, rettore di Uninettuno, spiega: “I rifugiati scappando da aree di guerra, spesso non possono presentare la documentazione cartacea per questo la nostra università ha istituito questo gruppo multidisciplinare in grado di reintegrare gli studenti al giusto livello della loro carriera universitaria grazie a un semplice colloquio”.
E’ il caso di Harout insegnante trentenne siriano, di Aleppo, ora rifugiato in Libano, laureato in chimica nel suo Paese che si è iscritto a ingegneria informatica e si sente rinato grazie a questa seconda opportunità.

L’iniziativa, proposta nel 2015, è stata realizzata grazie alla sinergia tra le diverse associazioni che da anni hanno a cuore la cooperazione e l’integrazione, per riqualificare l’immagine degli immigrati, troppo spesso strumentalizzata in negativo. Il protocollo d’intesa è stato firmato dal presidente di Uniti per Unire, professor Foad Aodi e dal rettore di Uninettuno, Maria Amata Garito alla presenza dell’ambasciatore della lega araba.

“La sorpresa più grande è stata quella che il servizio, pensato per rifugiati in Italia, ha avuto invece una grande adesione anche all’estero” afferma Maria Amata Garito “essendo un’università telematica, abbiamo videoregistrazioni di docenti internazionali in più lingue. Un ragazzo siriano in Germania ha infatti dichiarato di essersi candidato per il progetto dopo aver visto che tra i docenti c’era un suo vecchio professore di Aleppo che non aveva più potuto seguire per via della guerra”.

Sul portale è attiva anche una sezione di consulenza medica in collaborazione con l’Amsi, al momento solo nel Lazio, che prevede 30-40 medici a disposizione online per tutti quelli vi si rivolgono.
“Siamo partiti dall’esperienza degli ambulatori Amsi per gli stranieri attivi nelle Asl di Roma dal 2002”- afferma il presidente di Uniti per unire.
Il rettore vorrebbe che il portale fosse disponibile nei centri d’accoglienza in maniera che nell’attesa i ragazzi possano accedere alle schede che danno informazioni sui livelli di istruzione. “Sarebbe interessante anche sviluppare una sezione sulla competenza professionale”- aggiunge.
Infine, a Istruzione senza confini  non potevano mancare una sezione di lingua araba e italiana:
“E’ importante che ci sia una reciproca comprensione per una convivenza pacifica.” – afferma la Garito- “Speriamo di essere utili per un’integrazione costruttiva per tutte e due le parti”.

tratto da piuculture.it

TableT, il primo tavolo italiano dei traduttori

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State lavorando a una traduzione e avete un problema che vi blocca, una parola chiave che non vi viene, uniformazioni che non vi convincono? La vostra traduzione sta venendo benissimo ma avete lo stesso voglia di confrontarvi con i colleghi? Volete fare una proposta editoriale e avete bisogno di un consiglio? Avete trovato un articolo interessante sulla traduzione e ne volete discutere? Venite al TableT, il Tavolo dei Traduttori!

Al TableT, che si riunirà ogni mese al Laboratorio Formentini, troverete colleghi con più o meno anni di esperienza con cui discutere e confrontarvi sui temi pratici e teorici della traduzione. Nei TableT multilingue incontrerete colleghi che traducono da tutte le lingue verso l’italiano, ma saranno lanciati anche TableT monolingua per chi traduce per esempio dall’inglese (TableT_EN) e dal tedesco (TableT_DE) o dall’italiano verso tutte le altre lingue (TableT_IT).

L’idea del Tavolo dei Traduttori richiama lo Stammtisch tedesco, una riunione informale – e naturalmente conviviale – di persone che si incontrano a cadenza regolare per chiacchierare su questioni di interesse comune. Nella sola Germania vengono organizzati ogni mese – dalla BDÜ, l’associazione tedesca dei traduttori, ma anche su iniziativa spontanea – una ventina di “tavoli” dedicati alla traduzione. Il TableT del Formentini, organizzato da AITI e STradE, sarà il primo tavolo italiano dei traduttori.

Se volete saperne di più, non perdete l’occasione di partecipare al lancio del primo Stammtisch italiano sulla traduzione, che si terrà venerdì 20 gennaio 2017 dalle ore 17.30 al Laboratorio Formentini.

Il TableT è pronto, APParecchiamolo con le nostre idee!

Per rispettare la tradizione conviviale dello Stammtisch, la presentazione del TableT
sarà accompagnata da cibo e libagioni

Laboratorio Formentini per l’editoria
Via Formentini 10 – Milano (MM2 Lanza)

Il TableT è aperto a tutti i traduttori, per informazioni scrivere a aiti.strade@laboratorioformentini.it

Per iscrizioni compilare il  modulo apposito.

tratto da aiti.org

Un pensiero per voi

Siamo di nuovo a Natale. Sembra che non sia passato neanche un giorno da quando sono tornata da quel paese lindo e cristallino che è la Svizzera. Ma da luglio sono successe tante cose… prima di tutto il mio lavoro. Da settembre sono referente territoriale del progetto per cui spendo ogni mia energia da un anno e mezzo. Cosa significa? Sicuramente che ho maggiori responsabilità, più problemi da risolvere, maggiore capacità decisionale ma anche tanta ansia in più. Farò bene? Sto sbagliando? Cerco di affidarmi al mio buon senso, al mio istinto, all’amore che metto in ciò che faccio e all’importanza che hanno per me gli utenti, rifugiati e richiedenti asilo, che sono ospiti nel progetto. Questo incarico mi dà molte soddisfazioni, è stata una sferzata di energia. Come lo è stato il regalo che mi è arrivato per Natale. In questi mesi ho infatti portato avanti un piccolo grande sogno nel cassetto. Da quest’estate ho iniziato a studiare nei ritagli di tempo, mentre mio figlio faceva il pisolino pomeridiano, di sera, di notte, nonostante facessi fatica a tenere gli occhi aperti, fino agli inizi di questo mese. Ho sostenuto un esame per me molto importante. E finalmente ho ottenuto la certificazione in didattica dell’italiano a stranieri “Cedils” rilasciata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un sogno che è diventato realtà, una soddisfazione personale, forse un aiuto per il futuro. Un semplice foglio, il classico pezzo di carta, che però mi regala un sorriso e mi ripaga dei sacrifici fatti. In questi mesi sono riuscita a fare anche un piccolo lavoretto, la traduzione di una brochure turistica per il Comune di Monte Roberto. La traduzione, mio primo colpo di fulmine, che si è trasformato in un amore duraturo e immutato nel tempo, amore che mi dona la voglia di riscoprire ogni giorno le lingue che ho studiato, di impararle ancora e ancora.

Siamo di nuovo a Natale. Il tempo vola. Nel mondo sono successe tante cose e tante ne stanno succedendo: dalla spirale di odio e terrore che ha invaso l’Europa, alla mia cara Siria in ginocchio, la mia Aleppo distrutta, le migliaia di vite spezzate. Non posso augurarvi un buon Natale senza prima pensare a loro, alle vittime innocenti, al dolore che ormai ci avvolge ogni giorno come una nebbia soffocante. Ma non posso augurarvi un buon Natale senza prima ricordarvi che bisogna crederci ancora, bisogna sperare ancora, bisogna credere sempre nei propri sogni. Non potremo cambiare il mondo, ma possiamo migliorare le nostre vite. Io in questi mesi ci ho creduto. E nel mio piccolo ci sono riuscita. Non smettete mai di farlo, portate avanti i vostri sogni, i vostri desideri, fino alla fine. Con forza, grinta e fiducia nelle vostre capacità. Vincerete.

Buon Natale alberi_di_natale_00203.jpg

Insegnare italiano in Australia? Ecco come fare!

Sydney Opera House.jpgQuesta formula fa parte del programma School Language Assistant, promosso e regolamentato dal Governo Federale Australiano. Il suo scopo è permettere alle scuole primarie e secondarie australiane di accogliere una persona di cultura e lingua straniera per una durata di massimo 12 mesi al fine di dare agli studenti l’opportunità di entrare in contatto da vicino con una nuova cultura e con le sfumature di una lingua straniera.

Le scuole australiane invitano quindi i giovani volontari ad assistere i professori del posto durante le lezioni e le attività didattiche legate ad aspetti linguistici o culturali. I Teacher Assistant dovranno essere di lingua madre italiana, francese, tedesca o cinese ed essere pronti a impegnarsi a tempo pieno all’interno di una scuola locale, per 30-35 ore alla settimana.

In cambio delle ore di assistenza all’insegnamento, usufruirai dei seguenti vantaggi non trascurabili:

  • l’occasione unica di scoprire il modo di vivere degli australiani
  • la possibilità di praticare la lingua inglese
  • l’opportunità di aggiungere un’esperienza lavorativa al tuo CV
  • vitto (mezza pensione) e alloggio
  • trasporto dall’abitazione alla scuola incluso il primo giorno
  • certificato di partecipazione rilasciato direttamente dalla scuola a fine programma.

Il focus del programma è lo scambio pedagogico, che sia prettamente linguistico o anche interculturale. Se hai esperienza, qualifiche, interessi o studi in un determinato settore (sport, musica, arte, moda, teatro…) potrai anche affiancare i professori in materie affini, la tua esperienza di insegnamento potrà così essere ancora più ricca, come più ricco sarà il tuo contributo agli studenti australiani!


La durata varia in base al periodo dell’anno: 

  • arrivo in gennaio o febbraio: 1 “term” (+/- 3 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in aprile o maggio: 1 “term” (+/- 2 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in luglio: 1 “term” (+/- 2 mesi) o 1 “semester” (+/- 5 mesi)
  • arrivo in ottobre: 1 “term” (+/- 2 mesi)

Attenzione:

  • La durata esatta del programma dipende dalle scuole e dagli stati e può variare di +/- 15 giorni da un posto all’altro.
  • L’abbinamento con la scuola può anche avvenire a ridosso della data di partenza, non possiamo quindi garantire la possibilità di acquistare il volo con molto anticipo.

(**) Se desideri restare più a lungo in una scuola come Teacher Assistant (7, 8 o 11 mesi), questo è possibile MA le condizioni sono molto più rigide!

  • altro tipo di visto (special program visa) più complesso e più lungo da ottenere
  • iscriversi 5 mesi prima della data di partenza
  • devi fare o aver fatto studi nel campo dell’insegnamento (o avere almeno 12 mesi di esperienza nell’insegnamento)
  • non potrai ricercare un altro lavoro sul posto, dopo la fine del tuo programma
  • possibile unicamente a gennaio (fino a 11 mesi) e maggio (fino a 8 mesi)

tratto da https://www.wep.it/trovare-un-lavoro-stage-alla-pari/inglese/australia/teacher-assistant

European Freelancers Week, un’occasione per farsi conoscere!

download  European Freelancers Week was inspired by several local events in different countries. In Italy, the first Freelance Day was held in 2013 in Torino, supported by ACTA. In the United Kingdom, IPSE has long organized National Freelancers Day. It’s time independent workers across Europe got their own similar events!

In 2016 a group of activists from several EU freelancers organizations got together to plan EFW. The idea was to create a single week in which many events would take place in different cities across Europe with the common goal of bringing together independent professionals. Events could be proposed by anybody, as long as they gave freelancers the chance to inspire, connect, learn, promote, co-create and get active.

The events will inspire freelancers to join together to improve their independent careers through learning, skill sharing, networking and political action.

Anyone can propose an event to be added to the calendar. Event formats include talks, workshops and networking sessions.

The first EFW will be held from October 17 – 23 2016. Get involved!

Info at http://freelancersweek.org/ 

Ecco cosa ho scoperto in Svizzera…

DSC07689.JPGEccomi qui! Sono tornata! E stavolta sono tornata nel vero senso della parola. Finalmente, dopo un anno di lavoro, le ferie… un miraggio di cui avevo estremamente bisogno. Ebbene, quest’anno la mia meta è stata la Svizzera, un piccolo lembo di terra, ordinato, preciso, pulito e ricco di cose da scoprire. Città stupende, come Lucerna, meraviglie della natura, come le cascate del Reno, tradizionali paesi di montagna, come Gruyères, ottime specialità culinarie, dalla fondue al rosti. Ma sono qui a scrivervi perché, oltre a tutto ciò, ho scoperto di nuovo la bellezza di immergermi in un universo di lingue. Nel Ticino l’italiano, la madrelingua, poi su a nord e nella capitale Berna il tedesco (che mastico poco ma che sostituisco volentieri con l’inglese), per finire con il dolce francese nella zona di Ginevra e del suo splendido lago. Non dimentichiamo che in Svizzera si parla anche il romancio, in una zona che però visiterò un’altra volta, nel cantone dei Grigioni, quello famoso di Saint Moritz. Insomma, di nuovo mille e una lingua. Cambiare lingua nell’arco di qualche giorno mi ha fatto emozionare, mi ha coinvolto come solo le lingue sanno fare, con la loro musicalità, la loro eterogeneità e ciò che più mi ha colpito è che a ogni lingua si abbinava perfettamente un luogo, un sapore, un odore, il volto di una persona. Dal calore del Ticino e di Lugano, circondata da un lago orlato da palme, fino all’architettura a bovindi di Sciaffusa, al dolce sapore dei formaggi e delle crèpes della riviera. Ma quale riviera direte voi? E sì, il lungolago del Lac Léman (ovvero il lago di Ginevra) è la riviera francese in cui si susseguono vigneti a perdita d’occhio, in cui i bistrot fanno a gara con quelli parigini e la musica jazz risuona per le strade di Montreux, la città di Freddy (Mercury ovviamente, non Krueger). Ed è lungo la riviera, con il suo francese svizzero, che ho chiuso gli occhi, gustando un’ottima salade nicoise, e mi sono immaginata in un tipico ambiente della Francia del sud. La cadenza della lingua, la sua dolcezza, che amo in modo particolare, mi hanno fatto sognare… e avrò sempre un ricordo di questo paese legato alla sua molteplicità di aspetti, alle sue mille e una lingua che lo caratterizzano e differenziano dandogli un tocco di originalità che, nel mio immaginario di una Svizzera di banche e orologi a cucù, non avrei mai potuto pensare. Grazie Svizzera. Danke. Merci. Engraziel.

Giornata mondiale del Rifugiato: io sto con loro

Oggi, 20 giugno, è la giornata mondiale del Rifugiato. Oggi, dopo un po’ di tempo in cui sono stata assente, in cui ho lasciato il mio blog in sospeso per proseguire con la mia vita di tutti i giorni, ho deciso di scrivere due righe in omaggio a chi chiede asilo nel nostro o in altri paesi, a chi affronta il suo viaggio di speranza perché sa che se rimane morirà. A chi non ha più una patria perché gliel’hanno portata via. A chi ha visto morire suo figlio, perché gli hanno sparato per strada. A chi ce l’ha fatta. A chi invece è morto in mare mentre sognava una vita nuova. A tutti coloro che incontro ogni giorno nel mio meraviglioso lavoro: io ce la metto tutta, ma a volte è dura. Perché il dolore ci fa compagnia in ogni sguardo, in ogni parola, in ogni sussurro. Non serve una giornata del Rifugiato per ricordare gli ultimi, gli invisibili, coloro che invadono e ci tolgono il lavoro. Dovremmo ricordarcene sempre, perché è con loro che io ogni giorno mi accorgo della mia vita fortunata. Ogni giorno mi rendo conto di essere nata nel posto giusto: non ci sono guerre, non devo fuggire, posso vivere senza paura. Ma il cuore? Quello spesso manca, si nasconde dietro gli interessi di una civiltà egoista. Tiratelo fuori, tiriamolo fuori. Io sto con loro.