Olanda, diario di viaggio

Care famiglie! Eccomi qua a raccontarvi il mio OTR in Olanda, progettato durante la mia positività al Covid che mi ha costretto ad annullare il viaggio a Dubai. E quindi visto che ero positiva ho pensato di guardare avanti con ottimismo! Ma al tempo stesso con moderazione… ho fatto questa premessa perché, non volendo rischiare di perdere soldi, ho prenotato solo alcune cose per me imprescindibili e il resto l’ho lasciato al caso, a volte ho avuto fortuna e altre volte no!
Viaggio dal 14 al 19 aprile, partecipanti io, il marito TPO (che però sta migliorando sempre più) e nostro figlio Riccardo di 8 anni. Dato che i giorni erano pochi ho dovuto rinunciare a Texel ma ho dovuto per forza di cose inserire Amsterdam perché il marito non c’era mai stato.
Partenza da Bologna-Eindhoven con Transavia: esperienza pessima all’andata (volo in ritardo di più di 3 ore, poco organizzati, ci hanno offerto un drink come rimborso!), buona al ritorno. Siamo arrivati quindi in serata, fortunatamente avevo avvertito la compagnia di noleggio auto (Europecar), perché dopo le 18 chiude!! Sono stati però molto efficienti: mi hanno mandato il contratto via mail e lasciato la chiave all’hotel Tulip Inn all’aeroporto, così abbiamo facilmente ritirato da soli la macchina al parcheggio, una Clio come quella che abbiamo noi! Macchina prenotata con booking al costo di 270 euro compresa la protezione completa, il seggiolino lo abbiamo portato da casa e imbarcato gratuitamente. Dopo una velocissima cena in un’area di servizio, ci siamo quindi diretti ad #Amsterdam dove siamo arrivati dopo le 23, stanchissimi. Avevo prenotato per 2 notti all’hotel Corendon Schiphol, in periferia ma con un comodo servizio shuttle per il centro di Amsterdam che ti lascia direttamente a Museumplein in circa 20 minuti. Ci siamo fatti fregare con la colazione, perché mezzi addormentati abbiamo acconsentito a pagare la bellezza di 17,50 euro a testa che potevamo evitare, ma vabbè è andata così. L’hotel comunque bellissimo, molto grande, pulito, con piscina e spa (comprese nel prezzo ma non ne abbiamo usufruito) e con un fantastico aereo della loro compagnia in mostra nel parcheggio. Costo: 280 euro per 2 notti.
Amsterdam ce la siamo vista in un giorno, noleggiando le biciclette come dei veri olandesi da Black Bikes a Leidseplein e divertendoci tantissimo gironzolando tra i canali e pedalando per circa 10 km. C’ero stata nel 1995 e me la ricordavo bene: mi piace sempre, piena di giovani e di aria frizzante. Non siamo entrati nella casa di Anna Frank, vista solo da fuori con una marea di gente, ma abbiamo passato più di 2 ore al museo di Van Gogh, prenotato online, utilizzando le interessanti audioguide e con mio figlio che è impazzito per la caccia al tesoro. Mio marito ha voluto provare anche un coffeeshop, rendendosi poi conto di aver passato da un pezzo i vent’anni e con Riccardo che serafico gli ha detto: “Babbo, la droga ti fa male!”. Abbiamo pranzato da FEBO, provando questo fast food tipicamente olandese e prelevando i frittini direttamente dalle cassettine in cui i cuochi inserivano il cibo cucinato al momento: davvero buono ed economico! Piccolo neo: museo Nemo sold out, ma questo è stato uno dei momenti di poca fortuna non avendo prenotato online.. pazienza!
Il giorno seguente abbiamo ripreso la macchina e fatto una piccola deviazione verso nord, uno dei nostri desideri era infatti quello di visitare #Giethoorn da quando lo avevamo scoperto per caso nel gioco del Monopoli! E ovviamente non ci ha deluso: tanta gente sì, ma è stato bellissimo passeggiare in un’atmosfera idilliaca tra casette deliziose e ponticelli. Niente barchetta, c’era troppo traffico e abbiamo preferito così! Da lì, siamo andati a pranzo nel fantastico parco di Hansel e Gretel consigliato qui nel gruppo, dove avevo prenotato un tavolo online. Pancakes strepitosi e dei giochi bellissimi in cui anche noi genitori ci siamo divertiti!! Consigliatissimo! Tornando verso sud, ci aspettava dopo le 16,30 la meraviglia di #Keukenhof: anche questa tappa imprescindibile, prenotato online, ci siamo rimasti quasi fino alla chiusura. Nulla da dire, un’esplosione di colori e profumi difficile da dimenticare. Penso che questo sia uno dei periodi migliori per andare in Olanda, perché è un peccato perdersi questo spettacolo. Ho acquistato anche dei bulbi di tulipano nero, giallo e viola che con il mio pollice verde non fioriranno mai.. ma ci proviamo! Abbiamo alloggiato a Hillegom, vicino Keukenhof, in un polder: il Polderlodge si trova in un posto isolato, dietro una fabbrica, non particolarmente attraente, ma l’appartamento è davvero carino, con il suo giardinetto, su due piani e completamente in legno. Costo: 168 euro per una notte, colazione non inclusa (acquistata al supermercato del paese).
Il giorno seguente siamo andati al museo #CORPUS a Leida: una vera e propria chicca! Prenotato online mentre eravamo già su, è letteralmente un viaggio dentro il corpo umano, partendo dalle gambe, fino allo stomaco, polmoni, cuore e testa di un grande omone che con la sua voce vi accompagna in questo percorso multisensoriale e affascinante. Per me e mio marito, amanti di Esplorando il corpo umano, è stato superlativo ma anche nostro figlio era davvero emozionato! Adatto per i bimbi dalle elementari in su, purtroppo non si possono fare foto all’interno. Il percorso termina con una parte piena di test e giochi interattivi molto carina!
Ci siamo poi diretti a #DenHaague (L’Aia), che è stata davvero una bella sorpresa: cittadina affascinante, pulita, in bilico tra il moderno e il tradizionale. Pranzato da Zebedeus, un ristorante dietro la Grote Kerk, che si è rivelato il pranzo più buono e soprattutto genuino di tutta la vacanza. Il mio desiderio iniziale era quello di recarmi in questa città per visitare il Mauritshuis, dove si trova uno dei quadri che più amo, la “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, ma online lo davano sold out. Così mi sono fermata lì davanti tristemente già pronta ad andarmene, mentre vedo mio marito che parla con un tipo e prova a entrare… bè, alla fine i biglietti c’erano eccome!! Quindi se davvero vi interessa, provate e non disperate fino all’ultimo! E’ stato bellissimo. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro a #Gouda, ma, essendo il giorno di Pasqua, tutti i negozi erano chiusi e quindi niente formaggio da acquistare, solo una sosta per un waffle nella bella piazza. Abbiamo alloggiato a una decina di km da Gouda, a Oudewater, all’hotel De Broeck: carino, pulito, camera molto grande, colazione non inclusa (fatta in un’area di servizio, stavolta i 14,50 euro non li abbiamo pagati!). Costo: 170 euro per una notte.
L’ultimo giorno della nostra vacanza è stata la ciliegina sulla torta: #Kinderdijk e i suoi meravigliosi mulini. Biglietti presi online con parcheggio incluso che prevedeva anche o l’uso dello shuttle o l’uso delle bici per arrivare al sito. Noi ovviamente bici!! C’è una bellissima ciclabile che costeggia il lago e che arriva direttamente ai mulini (in totale a/r saranno sui 10-12 km), poi il biglietto comprende anche la visita ai due mulini funzionanti (dove abbiamo anche provato gli zoccoli in legno!). Veramente bello!! Abbiamo pranzato lì assaggiando gli stroopwafels (2 wafels piatti e sottili con uno strato di caramello in mezzo) e poi siamo tornati al parcheggio. Pomeriggio a #Rotterdam: città dal fascino moderno e cosmopolita, l’ho amata meno di Amsterdam ma vale comunque la pena farci un giro. La parte che più mi è piaciuta è stata proprio il quartiere dove alloggiavamo, il Blaak, con il Markthal (dove finalmente ho acquistato il formaggio!), costruzione molto particolare, le barche del porticciolo e le case cubiche con il matitone alle loro spalle. E la cosa più figa è che abbiamo dormito proprio dentro una casa cubica! Ostello della catena olandese Stay Okay che vi consiglio assolutamente: atmosfera giovanile ma anche per famiglie, camera con letti a castello (da fare con le lenzuola fornite dall’ostello) e bagno dentro una casa cubica, colazione ottima inclusa, pulito e con staff molto gentile. Costo: 110 euro per una notte (+ 15 euro noleggio asciugamani e tasse). A Rotterdam abbiamo provato le bitterballen, le tipiche palline fritte ripiene di carne, con una buona birra al De Witte Aap, bar carinissimo sulla strada principale del centro, e abbiamo concluso con una pizza squisita cucinata da un pizzaiolo italiano al ristorante Very Italian Pizza di fronte al Markthal.
Una vacanza bellissima, in cui abbiamo assaporato un po’ di Olanda, baciati dal sole quasi tutti i giorni (fortunati.. lo so!) e in cui abbiamo respirato libertà: nessun obbligo di mascherine infatti neanche nei musei e nei ristoranti.. e siamo tornati sani e salvi!! A presto🌞🤩😍

Aiutiamoli a casa loro…

imagesE’ davvero tanto tempo che non scrivo un mio pensiero in questo blog, ma i mesi passano velocemente e io neanche me ne accorgo, presa dai mille impegni quotidiani e dal lavoro che amo. Oggi, però, sento l’esigenza di fare una riflessione. In questi giorni sono successi diversi episodi che ho vissuto in prima persona, di cui ho ascoltato i racconti, di cui ho letto articoli sconclusionati. Sono successi episodi che mi hanno toccato nel profondo perché coinvolgono persone che vedo ogni giorno, con cui cerco di instaurare una relazione, che cerco di conoscere più a fondo per migliorarmi e per crescere sia professionalmente che umanamente. Non posso giudicare, non riesco neanche a mettermi completamente nei loro panni perché ho la fortuna di non aver mai affrontato ciò che hanno dovuto sopportare, perché ho l’immensa fortuna di essere nata in Italia. Non posso però più sentire la frequente litania di questi giorni, mi ha stancato. “Aiutiamoli a casa loro”. Ma quale casa? Vorreste provare a passare anche un solo giorno vivendo in una baracca o per strada? Vorreste provare le intense emozioni di attraversare il deserto su un camion senza acqua né cibo costretti a vendere anche il vostro corpo pur di sopravvivere e arrivare in Libia? Oppure vi piacerebbe essere imprigionati subendo le più dolorose violenze e torture o che le infliggano ai vostri figli o alle vostre mogli davanti ai vostri occhi? E quando, per puro caso o fortuna, riuscite ad arrivare nell’Europa dei sogni, quella di cui avete tanto sentito parlare, quella che finalmente potrà aiutarvi a sanare le vostre ferite, scoprite che dovete far fronte a sguardi duri e parole cattive, a ” no, non ti posso affittare la mia casa, sei straniero e non hai neanche un lavoro”, a “ma di che lamenti? Prendi pure i soldi e non fai niente… ma non potevi andare in un altro paese o restare a casa tua?”… e lì che cominci a pensare di non farcela, sarà troppo difficile, ti tornano in mente i ricordi di quel viaggio che non sai come sei riuscito a sopportare, di quelle violenze che hai subito, di quel mare che ti ingoiava. Ed è proprio in quella Europa che sognavi che inizia il peggio. E’ proprio in quella Italietta che ti guarda di traverso che farai fatica a sentirti accolto. E allora cosa ti rimane? Nulla, solo disperazione, tanto dolore e nessuna speranza. Ti capisco perché cerco di aiutarti ogni giorno, ma so anche che c’è chi non riesce a vedere al di là dell’apparenza, al di là di uno sguardo assente o talvolta aggressivo, al di là di un muro compatto che nasconde una storia che nessuno vorrebbe ascoltare.

Questa è solo una riflessione, di una che fa un lavoro difficile, ma che ogni tanto cerca di farsi qualche domanda in più, aprendo gli occhi e le orecchie e gustandosi uno di quei rari sorrisi che aleggiano su quei volti distrutti.

A Firenze la sesta edizione del festival Middle East Now

Film Middle East NowE’ partito ieri e durerà fino al 13 aprile il Festival Middle East NOW, giunto ormai alla sua sesta edizione. Firenze torna ad essere il palcoscenico per il cinema, arte, cultura e attualità dal Nord Africa e dal Medio Oriente.

In un momento in cui sui nostri media girano notizie a volte sbagliate su politica e cultura arabo-islamica (spesso poco documentate, quando non venate da pregiudizi vari), questo festival è proprio quello che ci vuole, con la sua genuinità e freschezza.

Il tema della sesta edizione di Middle East Now sarà il ”viaggio”, e si svilupperà attraverso una serie di eventi, proiezioni, pubblicazioni e installazioni fotografiche e artistiche, basate sul concetto di “viaggiare in Medio Oriente”. Viaggiare inteso come atto fondamentale di conoscenza, perché viaggiare significa conoscere, vedere, pensare, confrontarsi, dialogare. Con una miriade di progetti speciali, Middle East Now si trasformerà in un palcoscenico di esperienze e percorsi, di speciali itinerari all’interno della grande mappa del Medio Oriente, la vasta area del mondo che va dal Marocco all’Afghanistan, passando per Tunisia, Algeria, Egitto, Libano, Israele, Palestina, Giordania, Emirati Arabi, Siria, Bahrein, Iran, Iraq, Kurdistan, Arabia Saudita e fino alla Turchia.

Quindi, spazio al cinema, alla cultura, alla cucina, alla letteratura, all’arte e alla politica mediorientale: andate a Firenze e portate con voi un pezzettino di Medio Oriente. Non ve ne pentirete!

La principessa dagli occhi di giada

downloadMi chiamo Samira e ho 5 anni. Da quando avevo 3 anni sogno di essere una principessa, di avere un grande palazzo e di trovare un bel principe sul suo cavallo alato. Un giorno la mia mamma mi ha detto che dovevamo andare via dal nostro villaggio. Noi abitavamo vicino a una città che si chiama Mogadiscio, in un paese in Africa, la Somalia. Il mio villaggio mi piaceva, avevamo una casa di terra e paglia e lì abitavano anche la mia sorellina, il mio fratellino e i miei nonni. Mio fratello era un po’ malato, perché aveva avuto un incidente e così stava sempre a letto e non vedeva più. Mamma dice che gli era andata a finire una pallina di fuoco nella faccia per colpa della guerra. Io non lo so bene, perché non c’ero, in quel momento ero con la mia amica Muna a giocare. Ho pensato subito che, andando via dal nostro villaggio, non avrei più giocato con lei e mi è venuto da piangere, però mamma mi ha detto che saremmo andate in un posto più bello, dove avremmo avuto un grande palazzo e saremmo state trattate da principesse e soprattutto dove non avremmo più sentito il rumore della guerra. Non so cosa sia la guerra, ma ho pensato a quello che era successo a mio fratello e così sono partita più felice. Abbiamo fatto un viaggio lunghissimo. Io ho dormito molto, e, ogni volta che mi svegliavo, vedevo tante persone che non conoscevo. Avevo fame e sete, ma non avevamo quasi niente e così cercavo di non piangere perché sapevo che, quando saremmo arrivate, avremmo avuto tante cose buone da mangiare. A un certo punto mi sono ritrovata in una barca e mi sono detta: “Che bello! Finalmente siamo al mare! Sicuramente andiamo in un’isola dove ci sono dei palazzi meravigliosi!”. Ma il viaggio non è stato facile, non arrivavamo mai, ho visto delle ferite sulle gambe della mia mamma e non so bene cosa sia successo. Alcuni momenti non li ricordo. Mi sembrava di essere in un sogno strano, con facce di uomini che, come mostri marini, urlavano, sputavano, ci davano calci e ci spingevano, mentre il velo verde della mia mamma cercava di proteggermi. Alla fine siamo arrivate. Il mare era mosso, ho visto delle persone che sono cadute in acqua, io sono stata presa in braccio da una signora tutta bianca con i capelli gialli: ho pensato che, per essere così bianca, doveva bere molto latte e che magari ce ne avrebbe dato un po’. Da quel giorno, ho visto tante altre facce bianche con bocche che hanno parlato una lingua che non capivo, mani bianche che mi hanno visitato e dato da mangiare. Mamma mi ha detto che questo posto nuovo si chiama Italia. L’Italia è molto diversa dalla Somalia. Anche le case. All’inizio siamo stati tutti noi neri insieme, dentro un solo palazzo, e faceva troppo caldo e un po’ puzzava. Tutti mi sembravano arrabbiati, anche la mia mamma non era contenta e mi sono detta che allora forse era meglio che fossimo rimaste in Somalia. Poi ci hanno mandato in una città che si chiama Ancona, vicino al mare, e ci hanno portato in una casa vera: un palazzo con una camera tutta per noi, con una stanza grande dove giocare. Ho conosciuto altri bambini e ho iniziato ad andare a scuola. Mi piace perché coloriamo, ci divertiamo e ora capisco un po’ di più quando mi parlano. Qui le persone non sorridono tanto e anche la mamma sta diventando un po’ bianca. Dice che qui non c’è il lavoro. Forse il lavoro è una cosa importante, perché lei è diventata più triste, dice che non abbiamo i soldi, che quelli che prima ci aiutavano non ci aiutano più, che abbiamo pochi vestiti e poche cose da mangiare. Ci manca la nostra famiglia. Un giorno vorrei tanto che nel nostro palazzo arrivino i miei fratelli e i miei nonni con un cavallo alato, che ci abbraccino forte e che ci riportino in Somalia. Così forse rivedrei il sorriso di mamma e potrei essere per sempre una vera principessa.