Milleunalingua si è preso una lunga pausa, ogni tanto ci vuole per capire bene dove si vuole andare e riflettere su ciò che è stato fatto e ciò che invece è necessario ancora fare. E’ stato un periodo intenso, in cui io, Lilia, autrice del blog, mi sono trovata a mandar giù bocconi amari che inizialmente mi hanno indebolita ma che poi mi hanno dato una nuova carica per ricominciare, reinventarmi e proseguire in un cammino in cui il vero punto di forza sono le persone. Persone che ho incontrato, che mi hanno trasmesso miriadi di emozioni e che mi hanno insegnato il rispetto per chi non ha la fortuna di nascere nel nostro paese ma che ha gli stessi nostri diritti. Il mio lavoro continuerà con loro e per loro e nel frattempo anche Milleunalingua riprenderà vita. Come?
Innanzi tutto con un nuovissimo indirizzo mail a cui potete inviare le vostre storie, le vostre esperienze o le vostre richieste: milleunalingua@gmail.com. E poi con un nuovo servizio, perché conoscere una lingua è anche entrare in una lingua, nel mondo che è intorno a quella lingua, conoscere una lingua è lo scoprire la cultura e le tradizioni del popolo che la parla e, perché no, anche la storia e le bellezze naturali del luogo in cui quella lingua cresce e si modifica.
Milleunalingua diventa viaggi da Milleunanotte!
Se avete voglia di provare qualcosa di diverso, scrivetemi e penserò io all’organizzazione di un’esperienza di viaggio che non dimenticherete, che vi permetterà di scoprire luoghi insoliti da una diversa prospettiva e con uno stato d’animo nel rispetto delle persone che vi abitano. Vi aspetto! 😉

E’ davvero tanto tempo che non scrivo un mio pensiero in questo blog, ma i mesi passano velocemente e io neanche me ne accorgo, presa dai mille impegni quotidiani e dal lavoro che amo. Oggi, però, sento l’esigenza di fare una riflessione. In questi giorni sono successi diversi episodi che ho vissuto in prima persona, di cui ho ascoltato i racconti, di cui ho letto articoli sconclusionati. Sono successi episodi che mi hanno toccato nel profondo perché coinvolgono persone che vedo ogni giorno, con cui cerco di instaurare una relazione, che cerco di conoscere più a fondo per migliorarmi e per crescere sia professionalmente che umanamente. Non posso giudicare, non riesco neanche a mettermi completamente nei loro panni perché ho la fortuna di non aver mai affrontato ciò che hanno dovuto sopportare, perché ho l’immensa fortuna di essere nata in Italia. Non posso però più sentire la frequente litania di questi giorni, mi ha stancato. “Aiutiamoli a casa loro”. Ma quale casa? Vorreste provare a passare anche un solo giorno vivendo in una baracca o per strada? Vorreste provare le intense emozioni di attraversare il deserto su un camion senza acqua né cibo costretti a vendere anche il vostro corpo pur di sopravvivere e arrivare in Libia? Oppure vi piacerebbe essere imprigionati subendo le più dolorose violenze e torture o che le infliggano ai vostri figli o alle vostre mogli davanti ai vostri occhi? E quando, per puro caso o fortuna, riuscite ad arrivare nell’Europa dei sogni, quella di cui avete tanto sentito parlare, quella che finalmente potrà aiutarvi a sanare le vostre ferite, scoprite che dovete far fronte a sguardi duri e parole cattive, a ” no, non ti posso affittare la mia casa, sei straniero e non hai neanche un lavoro”, a “ma di che lamenti? Prendi pure i soldi e non fai niente… ma non potevi andare in un altro paese o restare a casa tua?”… e lì che cominci a pensare di non farcela, sarà troppo difficile, ti tornano in mente i ricordi di quel viaggio che non sai come sei riuscito a sopportare, di quelle violenze che hai subito, di quel mare che ti ingoiava. Ed è proprio in quella Europa che sognavi che inizia il peggio. E’ proprio in quella Italietta che ti guarda di traverso che farai fatica a sentirti accolto. E allora cosa ti rimane? Nulla, solo disperazione, tanto dolore e nessuna speranza. Ti capisco perché cerco di aiutarti ogni giorno, ma so anche che c’è chi non riesce a vedere al di là dell’apparenza, al di là di uno sguardo assente o talvolta aggressivo, al di là di un muro compatto che nasconde una storia che nessuno vorrebbe ascoltare.
L‘Università Telematica Internazionale Uninettuno ha attivato il portale University for refugees -istruzione senza confini, sportello informatico per rifugiati ed immigrati in collaborazione con Unire per Unire, movimento internazionale, transculturale e interprofessionale, Co-Mai, comunità del mondo arabo in Italia e AMSI, associazione dei medici di origine straniera. L’università, forte della sua esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale e della multiculturalità, offre 50 borse di studio, a persone riconosciute con la status di rifugiato e permette di iscriversi in maniera gratuita a corsi universitari online riconosciuti in Europa e in altri 11 Paesi.

Questa formula fa parte del programma School Language Assistant, promosso e regolamentato dal Governo Federale Australiano. Il suo scopo è permettere alle scuole primarie e secondarie australiane di accogliere una persona di cultura e lingua straniera per una durata di massimo 12 mesi al fine di dare agli studenti l’opportunità di entrare in contatto da vicino con una nuova cultura e con le sfumature di una lingua straniera.
European Freelancers Week was inspired by several local events in different countries. In Italy, the first Freelance Day was held in 2013 in Torino, supported by ACTA. In the United Kingdom, IPSE has long organized National Freelancers Day. It’s time independent workers across Europe got their own similar events!
Eccomi qui! Sono tornata! E stavolta sono tornata nel vero senso della parola. Finalmente, dopo un anno di lavoro, le ferie… un miraggio di cui avevo estremamente bisogno. Ebbene, quest’anno la mia meta è stata la Svizzera, un piccolo lembo di terra, ordinato, preciso, pulito e ricco di cose da scoprire. Città stupende, come Lucerna, meraviglie della natura, come le cascate del Reno, tradizionali paesi di montagna, come Gruyères, ottime specialità culinarie, dalla fondue al rosti. Ma sono qui a scrivervi perché, oltre a tutto ciò, ho scoperto di nuovo la bellezza di immergermi in un universo di lingue. Nel Ticino l’italiano, la madrelingua, poi su a nord e nella capitale Berna il tedesco (che mastico poco ma che sostituisco volentieri con l’inglese), per finire con il dolce francese nella zona di Ginevra e del suo splendido lago. Non dimentichiamo che in Svizzera si parla anche il romancio, in una zona che però visiterò un’altra volta, nel cantone dei Grigioni, quello famoso di Saint Moritz. Insomma, di nuovo mille e una lingua. Cambiare lingua nell’arco di qualche giorno mi ha fatto emozionare, mi ha coinvolto come solo le lingue sanno fare, con la loro musicalità, la loro eterogeneità e ciò che più mi ha colpito è che a ogni lingua si abbinava perfettamente un luogo, un sapore, un odore, il volto di una persona. Dal calore del Ticino e di Lugano, circondata da un lago orlato da palme, fino all’architettura a bovindi di Sciaffusa, al dolce sapore dei formaggi e delle crèpes della riviera. Ma quale riviera direte voi? E sì, il lungolago del Lac Léman (ovvero il lago di Ginevra) è la riviera francese in cui si susseguono vigneti a perdita d’occhio, in cui i bistrot fanno a gara con quelli parigini e la musica jazz risuona per le strade di Montreux, la città di Freddy (Mercury ovviamente, non Krueger). Ed è lungo la riviera, con il suo francese svizzero, che ho chiuso gli occhi, gustando un’ottima salade nicoise, e mi sono immaginata in un tipico ambiente della Francia del sud. La cadenza della lingua, la sua dolcezza, che amo in modo particolare, mi hanno fatto sognare… e avrò sempre un ricordo di questo paese legato alla sua molteplicità di aspetti, alle sue mille e una lingua che lo caratterizzano e differenziano dandogli un tocco di originalità che, nel mio immaginario di una Svizzera di banche e orologi a cucù, non avrei mai potuto pensare. Grazie Svizzera. Danke. Merci. Engraziel.
