Perugia: Encuentro, la prima festa delle letterature in lingua spagnola

Si terrà  a Perugia dal 4 al 6 aprile 2014 la prima edizione di Encuentro. Festa delle letterature in lingua spagnola, una manifestazione dedicata alle letterature di lingua spagnola in Italia, promossa dal Circolo dei Lettori di Perugia e dal Comune di Perugia, con l’Associazione Banana Republic, in collaborazione con Regione Umbria e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università per Stranieri di Perugia.

E’ una festa della letteratura in lingua spagnola, proveniente da entrambi i lati dell’Atlantico”, spiega lo scrittore colombiano Santiago Gamboa, direttore artistico della manifestazione, “che mira a rafforzare l’amicizia della cultura e dei lettori italiani con l’immensa letteratura ispano-americana che ha dato all’Italia autori tanto amati come Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa , Borges e Roberto Bolaño, e che continua oggi ad essere apprezzata con romanzieri più giovani come Javier Cercas, Almudena Grandes, Enrique Vila Matas, Jorge Volpi o Leonardo Padura Fuentes. Encuentro vuole esaltare la vocazione della letteratura di essere un ponte tra le culture, un punto di incontro per rendere più ricca la vita di ogni lettore”.

La manifestazione si svolgerà in tre prestigiosi luoghi della città di Perugia – nella sede del Circolo dei Lettori presso il Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo della Penna, nella Sala dei Notari, all’interno del Palazzo dei Priori, e nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Perugia – e rientra nelle iniziative per la candidatura del capoluogo umbro a Capitale europea della cultura 2019.

Dice l’Assessore alla Cultura Andrea Cernicchi: “La vocazione internazionale di Perugia, città multiculturale da più di ottant’anni, nella quale si sono formate generazioni di studenti stranieri, hanno suonato centinaia di musicisti provenienti da ogni parte del mondo, hanno lavorato fotografi e artisti di altissimo livello, insegnato docenti di chiara fama, è ora confermata dal responso della Commissione che l’ha inserita nella ristretta rosa dei finalisti aspiranti al titolo di Capitale Europea della Cultura 2019. Forte di questa designazione, la città sta lavorando per il raggiungimento di questo obiettivo. La manifestazione Encuentro costituisce, anche in prospettiva, un pilastro importante di questa architettura culturale destinata a disegnare il volto nuovo della Perugia del XXI secolo.”  

Encuentro ospiterà autori rappresentativi della letteratura ispano-americana – Luis Sépulveda, Daniel Mordzinski, Paco Ignacio Taibo II, Leonardo Padura Fuentes, Bruno Arpaia, Santiago Gamboa e ancora Fernando Iwasaki, Marcos Giralt Torrente, Guadalupe Nettel, Antonio Soler – per raccontare il loro lavoro e il loro rapporto con la letteratura italiana. Nelle giornate del festival i lettori incontreranno scrittori affermati come Luis Sepúlveda e Paco Ignacio Taibo II e voci nuove come lo spagnolo Marcos Giralt Torrente o il peruviano-giapponese Fernando Iwasaki, tutti tradotti e pubblicati in Italia.

Riscrivere la storia sarà il tema dell’incontro inaugurale che vedrà confrontarsi Paco Taibo II e Leonardo Padura Fuentes coordinati da Santiago Gamboa. Gli altri appuntamenti saranno: I viaggi nella letteratura con Luis Sepulveda e il fotografo Daniel Mordzinski moderati da Bruno Arpaia; La letteratura in lingua spagnola del XXI secolo con Guadalupe Nettel, Leonardo Padura Fuentes, Antonio Soler e Marcos Giralt Torrente; Rodolfo Walsh: il giornalismo come scrittura letteraria, con Paco Ignacio Taibo II, Lorenzo Ribaldi e Bruno Arpaia, coordinati da Rocco Dozzini; Lo scrittore e la cultura di massa, con Bruno Arpaia, Fernando Iwasaki, Daniel Mordzinski e Paco Ignacio Taibo II, coordinati da Gamboa; La vita come romanzo, con Marcos Giralt Torrente e Guadalupe Nettel coordinati da Vittoria Martinetto; La discussione attorno a L’umore e l’amore coinvolgerà Fernando Iwasaki e Antonio Soler, coordinati da Santiago Gamboa. Mentre Tre generazioni letterarie – Guadalupe Nettel, Leonardo Padura Fuentes, Paco Ignacio Taibo II e Marcos Giralt Torrente, con Santiago Gamboa che coordina – si confronteranno nell’ultimo appuntamento in programma che chiuderà il festival perugino. Festival letterario ma anche occasione di festa, come recita il titolo della manifestazione. Ogni sera infatti, presso Palazzo della Penna – Centro di Cultura contemporanea, ci saranno cene a tema e concerti.

tratto da perugiacircolodeilettori.it

Al Riff vincono le donne afghane: più libere in prigione che a casa.

Come si vede da dietro un burqa? E’ come guardare da dentro una gabbia. Una scena da No burqas behind barsIl Riff, il Rome Independent Film Festival, ci saluta alla 14esima edizione con il 13esimo vincitore, “la Polonia dei sentimenti” di The girl from the wardrobe di Bodo Kox, su oltre 100 pellicole in concorso (corti, lunghi e doc) da 40 Paesi. Ma il cuore del Riff sono i documentari, e, meritevolmente, ha vinto No Burqas behind bars di Nima Sarvestani. La regista è iraniana e la produttrice, Maryam Ebrahimi, svedese.

Fuori casa, i burqa coprono le donne afgane dalla testa ai piedi, mascherando la loro identità, rendendole entità senza volto e senza voce nella società. Eccetto che in prigione”.

Prigione di Takhar. 40 donne. 34 bambini. 4 celle. Nessun burqa. Questo documentario fa entrare gli spettatori in uno degli ambienti più riservati al mondo: la sezione femminile di un carcere afgano. Le condizioni di vita qui dentro riflettono le condizioni di vita, lì fuori, delle donne in Afghanistan: un vero specchio, una realtà ribaltata che rende auspicabile il carcere rispetto a una non vita. Attraverso le storie personali di tre prigioniere, si svelano tutte le contraddizioni del dramma dei “crimini morali”, usati per controllare e limitare la vita delle donne. “Il film mostra come coloro che sono fuggite scontino una pena maggiore rispetto a chi ha commesso omicidio”.

La maggior parte delle donne è in carcere per “fuga da casa”crimine morale per cui si possono scontare più di 10 anni – 400 detenute in crescita, donne con un’aspettativa di vita di 45 anni (Rapporto Amnesty 2012). Fuga di casa significa “fuga dal marito”, “ma nessuno si ferma a pensare cosa significhi per noi, la legge non capisce le donne”, dice Sara, una delle protagoniste, dietro le sbarre a 16 anni per una fuga d’amore, da un matrimonio combinato. “A quell’età non siamo viste come bambine, già si sposano a 10 anni”. Sara sconta tre anni, nel documentario ne ha quindi 19, ma effettivamente sembra una donna di 30.

Probabilmente è già l’effetto delle piccole ma consistenti modifiche al codice penale, da poco approvate dal parlamento afgano, che aiutereranno il “delitto d’onore”, permettendo agli uomini di picchiare mogli, bambine e sorelle senza paura di poter finire in prigione, un passo indietro dopo anni di progressi. Il provvidemento vieta inoltre ai parenti dell’esecutore della violenza di testimoniare contro. Perseguire un marito o un padre per violenza domestica diventa così praticamente impossibile. Perché la legge entri in vigore manca solo la firma del presidente Karzai. Forse il problema sarà intanto rinviato se farà come nel 2009 quando in extremis bocciò una legge che legalizzava lostupro compiuto dal marito per “diritto nuziale”.

6 anni di prigione per omicidio, 15 anni per fuga, la storia più allucinante, quella di Sima, forzata al matrimonio a 10 anni e 5 figli nel mentre che ne ha 20. In prigione, con tutti i suoi bambini: il suo crimine consiste nell’essere scappata da un marito violento che già aveva assassinato una delle sue altre mogli. “Quando con un bastone uccise anche uno dei suoi figli, sono fuggita con l’altro mio figlioccio e i miei”. Il marito continua ad andarla a trovare solo per ammonirla, talvolta percuoterla, arriva a minacciare di morte il figlio, che aiutò la moglie a “scappare”. Dove poi? A casa dei genitori.

All’interno del carcere nessuna ritorsione o violenza, come si potrebbe supporre nel più classico immaginario cinematografico, tra le donne regna un certo rispetto e l’aiuto reciproco. “Sembra difficile da credere”, dirà Sara tempo dopo, “ma ero più preoccupata di tornare a casa che di essere imprigionata. Io e le altre ragazze eravamo come una famiglia, ci siamo occupate l’una dell’altra perché la maggior parte di noi stava vivendo la stessa cosa. E siccome eravamo tutte donne non avevamo la paura costante di essere aggredite“. Sara è l’unica con un’istruzione, scrive lettere per le sue compagne. Durante le riprese viene scarcerata: è l’ottavo giorno di Saur (Aprile), quando si festeggia la vittoria dei mujaheddin, i patrioti contro i sovietici, durante la rivoluzione del 1992. In quel giorno il Presidente può concedere la grazia. Ha aspettato guardando Javid, il suo innamorato scappato con lei, da una fessura che aveva fatto nel bagno. I due si scambiavano lettere d’amore, utilizzando i bambini come messaggeri. Si promettevano amore e matrimonio, altrimenti il fratello avrebbe potuto uccidere Sara per il disonore. Lei gli chiedeva di mandargli i suoi panni sporchi, aveva tutto il tempo di lavarli con gioia e devozione, “quello che sogno è lavare i vestiti di Javid a casa nostra”. Almeno una storia sembra finire bene, finché l’ultimo giorno lui le scrive che non può prometterle di sposarla. I due si incrociano fuori dal carcere, lei ha il burqa e non può nemmeno guardarlo negli occhi.

L’ultima storia è quella di Najibeh, la pasionaria che litiga con tutti, scappata dal marito incinta di due mesi e condannata a 10 anni, alla fine è costretta a vendere il suo unico figlio, nato lì dentro, perché senza soldi per sfamarlo. Sostiene che le guardie li rubino ai detenuti, ma qui le donne non sembrano aiutarla. Najibeh è delle tre la figura che rimane più ambigua, dolcissima, vitale e sempre sul filo dell’autodistruzione.

Una volta conosciute le storie si capisce il risultato paradossale, donne che piangono quando lasciano il carcere, le possiamo  vedere in faccia, talvolta anche i capelli. Il motivo, che sicuramente ha anche a che fare con l’esistenza stessa del documentario, sta in un’altra opposizione a specchio tra prigione e vita. Gli uomini che controllano le donne, le guardie, sembrano uomini ragionevoli. Il direttore del carcere un illuminato, un soldato d’altri tempi “contrario ai matrimoni combinati che non fanno altro che aumentare l’astio tra le persone, aumentando le fughe”. Lui che le rinchiude sembra capire le donne, in effetti. Ascolta Sima, spaventata dal marito, e si offre di parlarci per spronarlo a trattarla in modo degno. Cosa che oltretutto sembra funzionare.

Ma cosa è successo a Sara? In un’intervista a The Debrief scopriamo: “Mio zio in un primo momento cercò di buttarmi fuori di casa per la vergogna, poi mi chiuse in una stanza, mentre i miei cugini iniziavano a pianificare come uccidermi. Fortunatamente Nima, la regista, preoccupata per la mia scarcerazione, mi aveva dato un cellulare. L’ho chiamata disperata, lei e Maryam si sono confrontate con le guardie carcerarie persuadendole a intervenire”. Con il loro aiuto Sara ha ottenuto un passaporto e ora vive in Svezia, Maryam sta documentando la sua assimilazione in uno dei Paesi più moderni ed egualitari in cui vivere. “Non riesco a spiegare come diversa la mia vita è adesso”, si limita a dire Sara, “ora sono molto felice”.

Ma poi c’è Latife e molti altri nomi – tutte sopportano storie che mostrano la forza interiore e la dignità dell’essere umano quando lei affronta condizioni di vita oscene”.

tratto da piuculture.it

Come si traduce un libro per bambini?

Come si traduce un libro per bambini? La domanda può sembrare banale ma non lo è affatto, specie se il libro in questione si intitola Il diario di una schiappa e in tutto il mondo ha venduto più di 60 milioni di copie. A tradurlo per i lettori italiani (edizioni Il Castoro) è Rossella Bernascone, esperta traduttrice e docente di inglese, che lunedì 24 marzo ha tenuto alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna un incontro proprio su questo argomento.

Con ironia e puntuali riferimenti alle sfide che il testo dello scrittore Jeff Kinney (il titolo originale della fortunata serie di libri ispirati all’undicenne Gregory è “Diary of a Wimpy Kid”) le ha posto, Rossella Bernascone ha raccontato al pubblico il delicato compito di rendere un testo come questo in un’altra lingua.

Innanzitutto, il target cui è rivolto: bambini dalla seconda o terza elementare fino alle medie ma, sempre più oggi, anche i più piccoli che frequentano la prima e hanno appena sei anni. Per il traduttore, si tratta di riprodurre un linguaggio semplice, comprensibile ma che non appiattisca la vivacità delle espressioni inglesi. Aboliti (a meno di non produrre delle vere e proprie scorrettezze grammaticali e, comunque, a malincuore) i pesanti condizionali che, a differenza che in inglese, nell’italiano scritto appesantiscono la narrazione e la fanno suonare troppo rigida e formale.

Impossibile non prendere, inoltre, in considerazione l’importanza dei nomi dei personaggi. Ad esempio, come può diventare il nome del cagnolino sweetie in italiano? Meglio non fornire una traduzione di getto e poco meditata, perché se poi diventa un personaggio ‘importante’ nelle puntate successive della storia, ecco che il nome affibbiato troppo di fretta si ritorce contro il traduttore!

Così, l’escamotage, in questo caso, è stato chiamarlo ‘tesoruccio‘, abbreviabile in ‘uccio‘, nomignolo niente male e adatto alla piccola creatura.

Caso complicato, poi, quello delle espressioni che nell’originale sono distorsioni più o meno buffe di nomi di marche realmente esistenti ma non necessariamente note ai bambini italiani. Differenze culturali, insomma, che possono sembrare banali ma con cui bisogna per forza fare i conti… Per non parlare delle onomatopee, che possono diventare veri e propri rompicapi o di oggetti bizzarri come la body blankie, simpatica coperta con zampe che richiama la forma di un animale e che esiste anche in Italia ma è nota col nome poco fortunato di “giocadormi”.

Tutte piccole e grandi complicazioni, queste, tipiche dell’attività del traduttore quando affronta ogni testo ma ancor più delicate quando è rivolto ai bambini. “La parola – ha commentato la traduttrice alla fine dell’incontro – e‘ infatti ciò che forma il pensiero… E il pensiero dei bambini e’anche il pensiero del nostro futuro.

tratto da gliamantideilibri.it

“Incroci di civiltà” a Venezia dal 2 al 5 aprile

1939652_724925537541879_2001186941_n“Jhumpa Lahiri, Rita Dove, Carlo Petrini, Patrizia Cavalli, Peter Greenaway: sono questi alcuni dei protagonisti del fitto programma della settima edizione di Incroci di civiltà, Festival internazionale di letteratura a Venezia, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Venezia e dal Comune di Venezia, Assessorato alle Attività e Produzioni Culturali, con la partnership di Veneto Banca, The BAUER’S Venezia, AVA Associazione Veneziana Albergatori, Marsilio e Fondazione Musei Civici. Il festival, dal 2 al 5 aprile 2014, accoglierà ventidue scrittori provenienti da diciassette paesi, dall’Europa all’Africa, dal Vicino ed Estremo Oriente all’America Latina, una molteplicità di esperienze, lingue, culture e generi a disposizione di un pubblico di lettori appassionati”.

Ecco due appuntamenti interessanti per chi come me è appassionata di cultura araba. Si tengono entrambi all’Auditorium Santa Margherita, Cà Foscari (prenotazione obbligatoria):

3 aprile, h. 14.30 – la scrittrice saudita Raja Alem incontra Ida Zilio Grandi
Raja Alem è nata a La Mecca e vive tra Parigi e la sua città natale. Il suo romanzo Il collare della colomba, uscito da pochissimo per Marsilio (trad. dall’arabo di Maria Avino), ha vinto l’edizione 2011 del Premio internazionale per la narrativa araba.

5 aprile, h. 9 – la scrittrice siriana Salwa al-Neimi incontra Gabrielle GamberiniSalwa al-Neimi è nata in Siria ma vive in Francia. È autrice di uno dei libri più letti e discussi degli ultimi anni, La prova del miele (Feltrinelli, 2010, trad. dall’arabo di Francesca Prevedello), romanzo di formazione ai piaceri dell’erotismo narrato in prima persona da una donna. Il libro fece scalpore quando uscì per il contenuto e anche per il modo in cui è scritto. Di recente ha pubblicato La penisola araba, tradotto in francese da Laffont, un romanzo dedicato al tema dell’esilio e del ritorno.

Tutti e due gli incontri saranno trasmessi in streaming sul sito della Cà Foscari.

tratto da editoriaraba.wordpress.com

Pisa, 12-13 aprile: corso di traduzione di fumetti

Grazie alla collaborazione tra Translation Slam (Lucca Comics & Games) e STL – Formazione sta per nascere un Corso di traduzione di fumetti per aspiranti professionisti.

Il 12 e 13 aprile 2014 (ore 10.00 – 18.00), Andrea Plazzi(traduttore di Fantastic Four, Daredevil, Incredible Hulk, Uncanny X-Men) e Leonardo Rizzi (traduttore di Watchmen, V for Vendetta, La lega degli straordinari gentlemen, Sandman, 300, Batman: Anno Uno, Transmetropolitan) si presenteranno presso il Grand Hotel Duomo – sito in Pisa, alla Via Santa Maria, n. 94 – per insegnare agli iscritti quali sono i fondamentali della traduzione nel settore fumetto e non solo. Il corso, organizzato grazie al patrocinio gratuito di Aiti e Assointerpreti, è essenziale perché gli autori di rilievo che vengo dall’estero sono sempre di più.

Ovviamente, per partecipare al corso (14 ore in totale) è richiesta una buona conoscenza della lingua inglese. Alla fine del corso verrà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza. Cliccate qui per leggere il programma integrale di questa interessante iniziativa formativa.

tratto da comicsblog.it

Elias Khoury: “Specchi rotti”. Correte in libreria!

specchi rottiBeirut, gennaio 1990, notte fonda. È il giorno del suo quarantesimo compleanno e Karim Shammas sta aspettando il taxi che lo porterà all’aeroporto a prendere il volo per tornare a Montpellier, dove vivono sua moglie e i suoi figli. Per la seconda volta, a distanza di più di un decennio, si lascerà alle spalle il Libano, Beirut, una società che in quindici anni di guerra civile ha perso tutti i suoi valori di riferimento. Karim Shammas celebra il suo compleanno da solo, in una città al buio, percorsa dalle raffiche di kalashnikov e dai colpi di mortaio a cui, di lì a pochi mesi, si imporrà di partorire la pace. Verrà a raggiungerlo, nella notte, almeno una delle donne che lo hanno accompagnato nei mesi beirutini? Verrà la giovane Ghazaleh, dalla sessualità dirompente? Verrà Muna, la borghese che non vuol sentire parole d’amore banali? Verrà Hind, la fidanzata di gioventù ora moglie di suo fratello? Quel che è certo è che verranno i ricordi. Verranno gli anni dorati dell’infanzia, verrà la sicurezza di un rapporto osmotico con il fratello quasi gemello, verrà l’afflato sessantottino della giovinezza, verrà il cameratismo della militanza. E verranno la paura, la fuga, il ritorno in un paese che non è più il suo paese, verrà la disillusione di chi, non solo in Libano, ha creduto nella giustizia sociale. Tornerà davvero a Montpellier, Karim Shammas?

Questa la sinossi, tratta da editoriaraba.wordpress.com, dell’ultimo romanzo dello scrittore libanese Elias Khoury, Sinalcol, che in italiano è diventato Specchi rotti.Tradotto come tutti gli altri da Elisabetta Bartuli, Specchi rotti uscirà esattamente tra 6 giorni per la casa editrice Feltrinelli, a differenza dei precedenti che erano stati pubblicati da Einaudi.

Sinalcol è già stato tradotto in francese da Actes Sud con il titolo SinalcolLe miroir brisé e dovrebbe uscire presto anche in inglese nella doppia edizione britannica e statunitense.

Semifinalista al premio per la narrativa araba 2013, poi vinto dal romanzo del kuwaitiano Saoud al-Sanousiil romanzo narra la “storia di due fratelli, fortemente legati al padre, in apparenza simili ma profondamente diversi, durante la guerra andranno a combattere su fronti opposti: uno si unirà alle milizie fasciste, l’altro a quelle di sinistra. Col loro incontro, dieci anni dopo, comincia un percorso a ritroso nei ricordi che, dagli anni Cinquanta a oggi, traccia la storia della generazione che nella guerra civile è andata incontro al proprio fallimento. Ma Sinalcol è anche un’animatissima tale of two cities, Beirut e Tripoli, luoghi simbolo delle contraddizioni libanesi” (Giacomo Longhi).

E quindi resta un’unica cosa da fare… leggerlo! 🙂 Io sono molto curiosa e sicuramente lo acquisterò. Fatemi sapere se vi è piaciuto…

22-23 marzo 2014: giornate Fai di primavera

Domani entra finalmente la primavera e con le belle giornate di questo weekend, anche se non c’entra molto con il tema del sito, vi consiglio di esplorare i luoghi vicini a voi, ma che, per una ragione o l’altra, non avete ancora visitato. Il viaggio, infatti, non è solo esotismo, ma è soprattutto scoperta. A volte delle cose più semplici e nascoste a cento metri da casa. Ecco un consiglio tratto dal sito giornatefai.it.

Sabato 22 e domenica 23 marzo 2014 avrà luogo la ventiduesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, grande festa popolare che dalla sua prima edizione a oggi ha coinvolto oltre 7.000.000 italiani e che quest’anno vedrà l’apertura straordinaria di oltre 750 luoghi in tutte le regioni d’Italia, con visite straordinarie a contributo libero.

Un grande spettacolo di arte e bellezza dedicato a tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio culturale e ambientale italiano, che avrà come protagonisti centinaia di siti particolari, spesso inaccessibili e che eccezionalmente potranno essere ammirati dal pubblico durante il weekend delle Giornate FAI di Primavera.

Quest’anno le Giornate FAI di Primavera sono dedicate all’imperatore Augusto nel secondo millenario della sua morte. Tra le 750 aperture in tutte le regioni d’Italia, 120 aperture racconteranno la sua storia.

Questo omaggio ad Augusto è a oggi l’unica manifestazione nazionale che avrà al centro l’opera di rifondazione dello stato imperiale nei suoi vari aspetti evitando di ridurre un uomo politico poliedrico a un mero mecenate dell’arte. Una dedica all’uomo che ha segnato una pausa nella vorticosa espansione dell’Impero Romano, pausa che gli ha consentito di ristrutturarlo e di farlo rinascere. E Roma è diventata una grande capitale, posta al centro del cuore dell’Impero. La storia non sempre si ripete, ma da essa possiamo trarre ispirazione per la rinascita del nostro Paese.

Come gli anni scorsi anche in questa edizione gli iscritti e chi si iscriverà durante le Giornate di Primavera potranno godere di visite e corsie esclusive, perché iscriversi al FAI è un gesto civile e al tempo stesso un “privilegio”.

In numerose città verranno inoltre riproposte, nell’ambito del progetto Arte. Un ponte tra culture”, le visite guidate per cittadini di origine straniera, che verranno effettuate in diverse lingue in base alle diverse cittadinanze di stranieri presenti.

Anche quest’anno il FAI propone in tutta Italia curiosità e itinerari culturali: aree archeologiche, percorsi naturalistici, borghi, giardini, chiese, museicastelli che per due giorni saranno a disposizione di tutti i cittadini che desiderino visitarli, oltre a escursioni e biciclettate. Circa il 40% dei beni aperti sono fruibili da persone con disabilità fisica. I visitatori potranno avvalersi anche quest’anno di guide d’eccezione: saranno, infatti, oltre 22.000 gli Apprendisti Ciceroni®, giovani studenti che illustreranno aspetti storico-artistici dei monumenti.

Per vedere l’elenco dei luoghi aperti in tutta Italia cliccate qui.

 

Se chiudi col razzismo ti si apre un mondo – 17/23 marzo 2014

banner unar

Il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro il Razzismo, indetta dalle Nazioni Unite in ricordo del massacro di Sharpeville del 1960. L’UNAR organizzerà dal 17 al 23 marzo la X edizione della “Settimana di azione contro il razzismo“. L’iniziativa prevede il lancio di una campagna di sensibilizzazione, di informazione e di approfondimento all’insegna dello slogan “Se chiudi col razzismo ti si apre un mondo“, con I’obiettivo di diffondere ed accrescere una coscienza multietnica e multiculturale nell’opinione pubblica.

I giovani della Rete Near, in collaborazione con l’ Unar, promuovono come ogni anno una serie di iniziative per stimolare l’informazione e un’ampia riflessione sui temi del contrasto ad ogni forma di razzismo e xenofobia.

Durante la Settimana sono previste iniziative nel mondo della scuola, delle università, dello sport, e della cultura con l’obiettivo di coinvolgere I’intera opinione pubblica e di sostenere e promuovere la ricchezza derivante da una società multietnica e multiculturale.

A tal proposito, in occasione del decennale, vi chiediamo di compiere un semplice gesto durante il 21 marzo, la Giornata Mondiale contro il razzismo, che testimoni I’adesione alla campagna, ovvero colorare di arancione (colore dell’Unar e, da quest’anno, della campagna) la propria città. Chi lo vorrà potrà aderire anche singolarmente, indossando un capo di abbigliamento, o appendendo un lenzuolo alla finestra, di colore arancione.

Di seguito solo alcune proposte che le associazioni potranno portare avanti, anche in sinergia con l’impegno dei comuni o degli istituti scolastici del territorio:

  • Partecipazione alla campagna dipingi di arancione la tua città

Per il 21 marzo i Comuni sono invitati a colorare di arancione la città, colorando, ad esempio, di arancione le lampadine di alcuni lampioni delle piazze o strade principali della città o illuminando i monumenti più importanti con fari arancioni o esponendo una bandiera dello stesso colore dal palazzo municipale.

  • Stracittadina contro il razzismo

Nella domenica di apertura o chiusura della Settimana, i comuni/associazioni potranno promuovere delle corse o passeggiate amatoriali, con percorsi di 3 o 5 km, invitando la cittadinanza a partecipare indossando magliette di colore arancione.

  • Rassegna cinema antirazzista

Mettere a disposizione una sala cinematografica pubblica dove, nel corso della giornata, proiettare film che trattano tematiche legate all’antirazzismo. Sul sito Unar trovate indicazioni di alcuni titoli.

  • Iniziative in collaborazione con le comunità straniere

Promozione di eventi che favoriscano la conoscenza di usi e costumi delle comunità straniere presenti nel comune attraverso l’organizzazione di stand gastronomici e iniziative culturali in piazza.

Ovviamente questo è un piccolo spunto. Le vostre idee, anche le più varie, saranno tutte ben accolte! Perciò non resta che mettere a lavoro la vostra creatività e sbizzarritevi!

Per saperne di più, visita il sito dell’ Unar.

Per inviarci la tue proposte ed iniziative da realizzare su tutto il territorio nazionale durante la settimana, inviaci una mail a info@retenear.it con la tua  Scheda adesione.

tratto da retenear.it

Giornata mondiale della poesia: Roma celebra i poeti d’Europa

 Il 21 marzo prossimo Roma sarà teatro di un eccezionale evento dedicato alla poesia europea contemporanea: letture poetiche in lingua originale nella cornice suggestiva dell’Accademia di Ungheria in Roma e la possibilità di incontrare gli autori presso la Casa delle Letterature.

 

In occasione della Giornata mondiale della poesia, il polo romano della rete degli Istituti di cultura dell’Unione europea (EUNIC) organizza, in collaborazione con la Casa delle Letterature dell’Assessorato alla cultura, creatività e promozione artistica di Roma Capitale, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori e l’Antenna della Traduzione della Commissione europea, un evento ambizioso per rendere omaggio alle poetiche e alle lingue europee.

PROGRAMMA

Ore 17:30 – CASA DELLE LETTERATURE, Piazza dell’Orologio, 3 – Roma

L’Europa dei poeti. I poeti italiani Daniela Attanasio e Paolo Febbraro incontrano i poeti europei. Modera Maria Ida Gaeta. In italiano con traduzione consecutiva in lingua inglese.

Ore 20:00 – ACCADEMIA D’UNGHERIA A ROMA, Via Giulia, 1 – Roma

L’Europa in versi. Letture poetiche di Karl Lubomirski (Austria), Ekaterina Josifova(Bulgaria), Sarah Zuhra Lukanić (Croazia), Ulrike Draesner (Germania), Tomaso Binga(Italia), Wojciech Bonowicz (Polonia), José Tolentino Mendonça (Portogallo), Petr Borkovec (Repubblica Ceca), Daniela Crăsnaru (Romania), Katarína Kucbelová (Slovacchia),Dušan Šarotar (Slovenia), Zingonia Zingone (Spagna), Sándor Kányádi (Ungheria). Letture in lingua originale con traduzione in italiano su schermo.

Un duplice appuntamento nel pomeriggio, presso la Casa delle Letterature, si terrà una tavola rotonda durante la quale i poeti italiani Daniela Attanasio e Paolo Febbraro incontreranno i poeti europei partecipanti. La sera, presso l’Accademia di Ungheria in Roma, tredici poeti provenienti da altrettanti paesi europei leggeranno una selezione delle proprie opere in lingua originale (sarà proiettata su schermo la traduzione in italiano). Tutti e due gli appuntamenti avranno la moderazione di Maria Ida Gaeta.

L’evento, che ha ottenuto il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, è stato ideato e organizzato dai membri della rete EUNIC: Forum austriaco di Cultura, Istituto bulgaro di cultura, Centro ceco, Ambasciata della Repubblica di Croazia, Goethe-Institut, Istituto polacco di Roma, Ambasciata di Portogallo a Roma, Istituto slovacco a Roma, Accademia di Romania in Roma, Ambasciata della Repubblica di Slovenia, Instituto Cervantes Roma e Istituto Balassi – Accademia d’Ungheria in Roma.

Istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata a partire dal 2000, la Giornata Mondiale della Poesiarende omaggio e riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace. Come ha dichiarato Irina Bokova, Direttrice generale dell’UNESCO, “la poesia è una delle espressioni più pure della libertà linguistica. È un elemento fondante dell’identità dei popoli e incarna l’energia creativa della cultura, nella sua facoltà di rinnovarsi incessantemente”.

Entrambi gli eventi sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.

tratto da casadelleletterature.it

Per altri eventi legati alla giornata mondiale della poesia 2014 clicca qui.

A Bologna la Children’s Book Fair

Bologna Children's Book Fair Dal 24 al 27 marzo un evento da non perdere per tutti coloro che si occupano di contenuti culturali per ragazzi

Alla Fiera del Libro per Ragazzi sono ammessi unicamente gli operatori del settore: editori, autori, illustratori, traduttori, agenti letterari, business developer, licensor e licensee, packager, stampatori, distributori, librai, bibliotecari, insegnanti, fornitori di servizi editoriali.

Quest’anno il paese ospite della Fiera è il Brasile con lo slogan “Un paese pieno di voci” per svelare la diversità e la ricchezza della letteratura per bambini e ragazzi di un paese grande come un continente.

L’illustrazione brasiliana colorerà l’area centrale dedicata alla Mostra delle opere del paese ospite, dove verranno presentati gli artisti selezionati dalla giuria brasiliana incaricata di scegliere le espressioni più rappresentative.

Un intenso programma letterario e culturale sarà proposto da una delegazione d’importanti autori e illustratori brasiliani che animeranno letture pubbliche, conferenze e altre attività tanto in fiera che in città, nelle biblioteche, musei, librerie e all’Università.

Oltre a questo tante altre iniziative anche rivolte a traduttori. Cliccate qui!

Per il programma della Children’s Book Fair cliccate qui e buon divertimento 🙂