I battiti del cuore

12307410_10206416725069459_1881044292643797573_o“I battiti cambiavano da persona a persona, svelandone la vecchiaia o la giovinezza, la gioia, il dolore, la paura o il coraggio, ma fra le razze e le nazionalità non c’erano differenze.” (L’arte di ascoltare i battiti del cuore, J.P. Sendker). Questo libro, che sto leggendo in questi giorni, tratta della storia romanzata del giovane Tin Win, un ragazzo birmano, che, a causa della sua cecità, affina il senso dell’udito che gli permette di distinguere suoni che i vedenti non riescono a percepire, suoni come il battito del cuore delle persone. Una storia surreale in alcuni passaggi, ma che mi ha portato a riflettere su quanto a volte il nostro metro di giudizio, la nostra percezione degli altri siano superficiali e influenzati da stereotipi o credenze infondate. Il cuore: l’organo centrale, fondamentale per la nostra vita. A volte, quando abbiamo paura, i suoi battiti accelerano, spesso talmente tanto che abbiamo l’impressione che possa scoppiare. Lo stesso accade quando siamo innamorati o quando proviamo un forte dolore. Il cuore è un organo che ci accomuna tutti. E se ne accorge anche Tin Win. Dai battiti che ascolta non riesce a percepire le differenze di razza, di religione, di nazionalità, il colore della pelle, ma solo le emozioni e le età delle persone. In questo periodo così difficile vorrei che qualcuno ci insegnasse ad ascoltare i battiti del cuore, vorrei chiudere gli occhi, vorrei che il mondo chiudesse gli occhi e che ascoltasse i cuori impauriti di Parigi così come quelli del Mali e dell’Egitto, i cuori spaventati della Turchia e quelli stanchi e ormai in fin di vita della Siria. Vorrei che il mondo ascoltasse i cuori freddi e inespressivi di chi ha compiuto e di chi continua a compiere atrocità in questi e in molti altri paesi unicamente per motivi politici. Sono convinta che se fossimo come Tin Win sapremmo riconoscere un cuore pio: un cuore calmo, tranquillo, che ha trovato la pace in Dio, come lo è quello di tanti musulmani o di tanti cristiani, ebrei, induisti, che seguono la propria strada di fede senza lasciarsi sopraffare da ciò che non ha niente a che vedere con questa. Gli occhi sono fondamentali, ma a volte ci ingannano. Quando mi trovo ad accompagnare gli utenti stranieri del progetto per cui lavoro e cammino con loro per strada o siamo seduti in macchina, sento decine di sguardi indagatori, decine di sguardi sospettosi, impauriti. Le persone si allontanano, si guardano alle spalle, sobbalzano al minimo rumore, controllano che non abbiano borse o zaini. Quanto vorrei non sentire quegli occhi puntati addosso, quanto vorrei urlare la mia indignazione, la mia rabbia, quanto vorrei che quello che sta succedendo non terrorizzi le persone più del dovuto e non le porti a giudicare con cattiveria chi ha il diritto di essere accolto e protetto. Quanto vorrei che non ci fossero muri sbarrati e frontiere chiuse, quanto vorrei che non si rispondesse alla violenza con altra violenza. Sono sogni di una che ha sempre lavorato per e con i migranti, che ha provato ad ascoltare i loro cuori prima ancora di guardarli in faccia. E che questa volta non ha voluto raccontare la storia di uno di loro, ma una storia che potrebbe essere quella di tutti noi.

Fumetti antirazzisti: il progetto Comix4Equality

helver_my-first-rommate_1Il nuovo anno è iniziato e io voglio parlarvi, nel primo post di questo 2015, di un progetto molto interessante in cui mi sono imbattuta per caso girovagando nel web.

Il progetto si fonda sulla necessità di promuovere lo sviluppo di una società europea basata sul rispetto dei diritti fondamentali, la lotta al razzismo, alla xenofobia e altre forme d’intolleranza. Questo bisogno è ancora più rilevante se si tiene conto del nuovo contesto dell’Europa allargata e del ruolo chiave dell’Europa come approdo preferenziale dei flussi migratori. Il miglior modo per ottenere questo obiettivo è promuovere la comprensione reciproca e il dialogo.

Il progetto ComiX4= Comics for Equality vuole sviluppare e accrescere il dibattito e la discussione per combattere il razzismo, la xenofobia e la discriminazione in Europa, in particolare in Italia, Bulgaria, Estonia, Romania e Lettonia. Il progetto vuole coinvolgere migranti e seconde generazioni di migranti – spesso soggetti di discriminazioni – nella creazione di prodotti artistici – cioè fumetti – al fine di combattere razzismo e xenofobia.

Le principali attività sono il premio ComiX4= Comics for Equality Award (un concorso per premiare i migliori fumetti inediti di artista migrante); il website interattivo www.comix4equality.eu; un catalogo di 80 pagine con i migliori fumetti arrivati attraverso il premio; un “Comics Handbook”, una guida all’uso per laboratori creativi sul fumetto; una mostra itinerante delle tavole;  e laboratori creativi sul fumetto da svolgersi in vari Paesi europei.

Il progetto è diretto da Africa e Mediterraneo in collaborazione coi partner NGO Mondo (Estonia), Workshop for Civic Initiatives Foundation (Bulgaria), ARCA (Romania) e Grafiskie stasti (Lettonia). ComiX4= Comics for Equality è finanziato dall’Unione Europea – Programma Diritti Fondamentali e Cittadinanza – novembre 2012.

tratto da comix4equality.eu

17-21 settembre: XII Festival della letteratura mediterranea a Lucera

logo luceraIl tema scelto per la dodicesima edizione del Festival della Letteratura Mediterranea, L’IDENTITA’, è l’occasione per raccontare le storie individuali, e al contempo universali, di uomini e donne impegnati nella ricerca della propria identità. Un lavoro di tessitura e rimodellamento delle proprie esperienze, del proprio Io, della propria personalità; un susseguirsi di lotte e traguardi, errori e scelte, successi e ripensamenti; un perenne rinnovamento, una continua indagine.

Il Mediterraneo è la trincea di questa umanità divisa e titubante, in lotta per superare le proprie dicotomie. Il Mare Nostrum, custode delle cause e delle soluzioni di ogni dissidio, come una incessante fonte di risposte e di domande, dà vita ad una continua contaminazione di tradizioni, legami e memorie che ognuno di noi condivide.

Sin dalla sua prima edizione, nel 2003, il “Festival della Letteratura Mediterranea” Festival ha posto al proprio centro la letteratura e la cultura nelle sue più svariate declinazioni, raccontando e valorizzando lo spirito, le anime e le storie dei popoli del Mediterraneo. Nei giorni del Festival Lucera diventa crocevia di incontro e dialogo tra autori e lettori, palcoscenico di confronti e riflessioni nell’incontro con culture “altre” e attorno ai temi più attuali e universali. Oggetto di numerosi riconoscimenti, tra i quali la Medaglia della Presidenza della Repubblica, il Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera è ormai diventato un appuntamento fisso per tutti gli amanti della letteratura e non solo. Tra le novità di quest’anno la costituzione di una rete di Festival culturali della Capitanata in cui il Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera fa squadra con“Questioni Meridionali” di Foggia e la “Fiera del Libro” di Cerignola, manifestazioni queste organizzate da gruppi di ragazzi che hanno deciso di unirsi per sostenersi a vicenda e dare sostanza alla loro voglia di coinvolgere i luoghi in cui vivono in un percorso di scoperta, conoscenza e incontro con l’altro.

La volontà di crescere e programmare un’offerta culturale sempre più ampia ha ispirato il lavoro del comitato organizzativo del Festival per questa XII edizione portando i componenti ad ottimizzare le proprie risorse al meglio puntando ad una proposta di grande qualità artistica e, nello stesso tempo, orizzontale, rivolta cioè ad un pubblico sempre più esperto ed eterogeneo.

Cospicuo è poi l’impegno sui social, attraverso più azioni virali volte a coinvolgere attivamente il pubblico prima e durante il Festival. Anche per questa XII edizione, come per le precedenti, ci sarà la possibilità di seguire tutti gli incontri e gli eventi del Festival della Letteratura Mediterranea attraverso i principali social network ossia Twitter(@med_cultura), Facebook (la pagina “Festival della Letteratura Mediterranea”) e Google+ (Mediterraneo Cultura) con le ultime notizie, gli aggiornamenti, gli approfondimenti relativi alla kermesse, facilmente rintracciabili grazie all’hashtag #XIIFLMed.

Tutto il programma della XII edizione sulla Cartella Stampa

tratto da mediterraneoecultura.it

Mantova 3-7 settembre: al Festival della Letteratura c’è anche la Palestina

downloadQuest’anno a Festivaletteratura, tra i molti percorsi che il pubblico potrà seguire, uno merita particolare attenzione per l’occasione che concede di avvicinarsi alla produzione letteraria di un paese che, ora più che mai, disorienta per la sua complessa stratificazione. Mantova ospiterà, infatti, alcuni degli autori di punta della letteratura palestinese, come Murid Barghouti e Suad Amiry (trovate una sua intervista qui), ma saranno presenti anche figure di grande rilievo nella diffusione di questa letteratura in Italia, tra cui la traduttrice Elisabetta Bartuli e Wasim Dahmash, ricercatore di Lingua e Letteratura Araba all’Università di Cagliari, che aiuteranno gli spettatori degli incontri a meglio entrare nella cultura scrittoria della Palestina. A questo proposito buona attenzione sarà riservata anche a Mahmud Darwish, considerato da molti come il miglior poeta contemporaneo in lingua araba e non solo.

Si inizia venerdì 5 con un evento che sicuramente inaugura l’itinerario sulla letteratura palestinese in maniera coinvolgente: si tratta di un translation slam (Evento 69, venerdì 5 ore 10.45, Chiesa di Santa Maria della Vittoria). Due traduttrici italiane si sfideranno su un componimento del poeta Murid Barghouti. Il pubblico sarà chiamato a partecipare in prima persona nella valutazione della versione migliore e potrà così entrare pienamente nella lingua araba e gustarsi al meglio la poetica dell’autore che sarà presente. Assistendo a questo primo incontro sarà poi più apprezzabile quello successivo (Evento 81, venerdì 5 ore 14.30, Conservatorio di musica Lucio Campiani) dal titolo La poesia della terra, che avrà come protagonista sempre Murid Barghouti, accompagnato questa volta dall’intellettuale palestinese Wasim Dahmash; preparato e, in un certo senso, introdotto dal translation slam della mattina, chi decide di partecipare sarà pronto a comprendere più soddisfacentemente lo scrittore, che parlerà, così come suggerisce il titolo, della poesia della propria terra e di come attraverso le parole e la letteratura si possa in un certo senso riscattarla e perpetuarla.

Sabato 6 sarà, invece, la giornata dedicata a Mahmud Darwish. Anche in questo caso la concatenazione degli eventi permetterà di immergersi in modo migliore nell’opera e nella personalità dell’autore in questione. Alle 19 (Cinema Oberdan), infatti, si potrà vedere Write down, I am an arab, film che fa luce, anche grazie a materiali inediti, sulla vita e l’esperienza artistca del poeta palestinese. Con tempismo perfetto, subito dopo (Evento 187, ore 21.15, Conservatorio di musica Lucio Campiani), il pubblico potrà prendere parte ad Affinché il vento non mi disperda, commemorazione letteraria proprio in onore di Darwish, in occasione dell’uscita in Italia di “Una trilogia palestinese”, raccolta dei suoi più importanti testi in prosa.

La stessa cosa vale per la giornata conclusiva di domenica con l’autrice Suad Amiry, che si è saputa distinguere negli anni per la profonda vena di ironia con cui affronta i temi più disparati, anche i più drammatici. Il primo evento a lei dedicato è il Blurandevù delle ore 12.00 (Piazza Leon Battista Alberti). Sarà interessante vedere come i giovani intervistatori metteranno alla prova la scrittrice e architetto palestinese con le loro domande curiose e originali. Il pubblico avrà modo di conoscerla sotto aspetti meno usuali e arrivare all’Evento 230 (Ore 16.45,Teatro Ariston) con un bagaglio di informazioni utili per partecipare con coinvolgimento all’incontro tra la Amiry e Dahmash, Una bellezza senza dimora, che, anche attraverso l’ultimo libro dell’autrice, verterà sull’importanza per l’identità palestinese dell’esperienza di espropriazione del patrimonio architettonico e, in particolare, della propria casa. 

Si conclude con ciò il percorso sulla letteratura palestinese. Lo spettatore avrà avuto modo di avvicinarsi a molti aspetti di essa: dalla prosa alla poesia, dalla tragicità delle parole di Darwish all’umorismo agrodolce di Amiry, passando dalle opere di Barghouti attaccate all’ironia della realtà e alla realtà dell’ironia. Insomma, incontri da non perdere assolutamente, non solo per la rara possibilità che concedono di toccare con mano tutta un’area di letteratura non sempre così esplorata, eppure così fruttifera, ma anche perché, adattando le parole di Tullio Avoledo, che suggerisce caldamente alcuni degli eventi qui elencati, quest’anno questi autori potrebbero profondamente aiutare a capire cosa sta succedendo in Palestina, la loro terra.

tratto da festivaletteratura.it

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La Grande Invasione: festival della lettura di Ivrea

Immagine Apre il 30 maggio la seconda edizione della Grande invasione, il festival letterario di Ivrea interamente dedicato alla lettura che prosegue fino al 2 giugno.

Dopo il successo della prima edizione, il festival conferma la formula e trasforma Ivrea in un laboratorio di lettura a cielo aperto: incontri, mostre, seminari ma anche colazioni originali, concerti serali e meeting notturni a cui parteciperanno i protagonisti della cultura a 360°. Per i giorni del festival è infatti prevista l’invasione di Ivrea da parte del popolo dei lettori e insieme a loro scrittori, giornalisti, attori, traduttori, autori di fumetti e musicisti.

Scenario della quattro-giorni sono alcuni dei luoghi più suggestivi e curiosi della città: Teatro Civico, piazza Ottinetti, il cortile del Castello, i musei Garda e Tecnologic@mente.

Tema scelto della seconda edizione sono i centenari che ricorrono nel 2014: quello di Julio Cortázar, considerato con Borges il maggior scrittore argentino di tutti i tempi; dell’italiana Anna Maria Ortese, premio Strega 1967 con Poveri e semplici; lo statunitense Bernard Malamud, autore di racconti indimenticabili e del romanzo Il commesso; Marguerite Duras, che vinse il premio Goncourt con la sua opera più discussa e più autobiografica L’amante; il poeta Dylan Thomas ma anche Romain Gary e Tove Jannson.

Tra i numerosi ospiti di questa Grande invasione Milena Vukotic protagonista di un intenso omaggio a Marguerite Duras, e Fabrizio Gifuni che dà voce alle incredibili pagine di Un certo Lucas di Julio Cortázar. Il concerto finale è affidato a Le luci della centrale elettrica, sul palco insieme a Cosmo.

Anche quest’anno un’ampia sezione del festival è dedicata ai bambini, grazie al ricchissimo programma della Piccola invasione curato da Lucia Panzieri. La grande invasione è una risposta concreta all’esigenza di lettura. Ideatori sono due professionisti dell’editoria che hanno fatto propria la frase di Domenico Starnone: «Il libro continua a essere un’irruzione nella vita». Loro sono Marco Cassini, fondatore della casa editrice minimum fax e delle edizioni SUR, e Gianmario Pilo, anima della Galleria del Libro, storica libreria eporediese indipendente attiva da sempre nella promozione della cultura.

L’organizzazione è dell’associazione culturale di Ivrea Liberi di scegliere, ed è sostenuto da realtà pubbliche e private di grande valore. È patrocinato dalla Regione Piemonte dalla Provincia di Torino e dal Comune di Ivrea.

All’interno del programma della Grande Invasione è previsto un appuntamento a sostegno della candidatura di Ivrea città industriale del XX secolo a patrimonio mondiale Unesco.

tratto da torinotoday.it

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Arabic Booker 2014: vince Ahmad Saadawi

10322709_672366632811295_8350549767080234810_nPer la prima volta da quando è stato istituito, il premio per la narrativa araba va a uno scrittore iracheno.

Nato nel 1973 a Baghdad, Ahmad Saadawi è uno scrittore, poeta, sceneggiatore e documentarista che ha all’attivo altri due romanzi e una raccolta di poesie. Già vincitore di diversi premi, nel 2010 entra a far parte del progetto Beirut39, ovvero tra i 39 migliori scrittori arabi sotto i 40 anni. Bel viso aperto, capelli neri lucidissimi, appena proclamato vincitore Saadawi è apparso leggermente commosso ed emozionato.

A dichiararlo vincitore ieri sera all’Hotel Hilton di Abu Dhabi, durante una cerimonia leggermente sotto tono rispetto allo scorso anno, è stato il presidente della giuria, il saudita Saad Albazei,  il quale durante la conferenza stampa seguita all’annuncio del vincitore ha affermato che fin dall’inizio aveva capito che il romanzo di Saadawi si distingueva rispetto agli altri romanzi che hanno composto la sestina finalista di quest’anno. E scegliere tra i sei romanzi, ha affermato sempre Albazei, non è stato per nulla facile, ma il Frankenstein di Saadawi spiccava per le sue molte particolarità e per la capacità dell’autore di aver dato voce non solo all’Iraq, ma anche agli altri paesi arabi che si trovano ad affrontare situazioni di violenza.

Le sofferenze degli iracheni non sono infatti l’unico focus del romanzo che narra le vicende di straordinaria e allucinante violenza in una Baghdad colpita da attentati durante la primavera del 2005. Dalla mente visionaria di Hadi al-Attag nasce “la creatura”, o “Frankenstein”, un essere umanoide assemblato con le parti dei corpi dei morti durante quelle esplosioni. “La cosa” poco dopo comincia a vendicarsi di quanti avevano ucciso i proprietari dei corpi che costituiscono il suo “corpo” e in città il sentimento di rivalsa che era prevalso all’inizio, poco dopo si trasforma in terrore puro.

Per il suo autore, questo romanzo non parla solo degli iracheni: “É un romanzo arabo e internazionale, non solo iracheno” che si rivolge ai lettori di ogni parte e cultura del mondo. Perchè la violenza e le sofferenze sono universali.

Gli ci sono voluti quattro anni per scriverlo, dal 2008 al 2012, anni durante i quali il lavoro e i sacrifici sono stati tanti e duri, perchè un romanzo per essere scritto “ha bisogno di un lungo e maturo lavoro”. Scriverlo, ha detto, lo ha spinto a pensare di più sul mondo in cui vive: “Niente è facile nella vita. Ma il duro lavoro viene sempre ricompensato alla fine”.

Per quanto riguarda il futuro, Saadawi non si è voluto, o potuto, sbilanciare, ma non per cattiva volontà: “Non so cosa farò domani, né cosa accadrà quest’anno Non ero neanche sicuro che avrei finito il romanzo. Non abbiamo fiducia nel lungo periodo noi iracheni, possiamo parlare di giorni e mesi ma non di periodi più lunghi”.

tratto da editoriaraba.wordpress.com

Perugia: Encuentro, la prima festa delle letterature in lingua spagnola

Si terrà  a Perugia dal 4 al 6 aprile 2014 la prima edizione di Encuentro. Festa delle letterature in lingua spagnola, una manifestazione dedicata alle letterature di lingua spagnola in Italia, promossa dal Circolo dei Lettori di Perugia e dal Comune di Perugia, con l’Associazione Banana Republic, in collaborazione con Regione Umbria e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università per Stranieri di Perugia.

E’ una festa della letteratura in lingua spagnola, proveniente da entrambi i lati dell’Atlantico”, spiega lo scrittore colombiano Santiago Gamboa, direttore artistico della manifestazione, “che mira a rafforzare l’amicizia della cultura e dei lettori italiani con l’immensa letteratura ispano-americana che ha dato all’Italia autori tanto amati come Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa , Borges e Roberto Bolaño, e che continua oggi ad essere apprezzata con romanzieri più giovani come Javier Cercas, Almudena Grandes, Enrique Vila Matas, Jorge Volpi o Leonardo Padura Fuentes. Encuentro vuole esaltare la vocazione della letteratura di essere un ponte tra le culture, un punto di incontro per rendere più ricca la vita di ogni lettore”.

La manifestazione si svolgerà in tre prestigiosi luoghi della città di Perugia – nella sede del Circolo dei Lettori presso il Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo della Penna, nella Sala dei Notari, all’interno del Palazzo dei Priori, e nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Perugia – e rientra nelle iniziative per la candidatura del capoluogo umbro a Capitale europea della cultura 2019.

Dice l’Assessore alla Cultura Andrea Cernicchi: “La vocazione internazionale di Perugia, città multiculturale da più di ottant’anni, nella quale si sono formate generazioni di studenti stranieri, hanno suonato centinaia di musicisti provenienti da ogni parte del mondo, hanno lavorato fotografi e artisti di altissimo livello, insegnato docenti di chiara fama, è ora confermata dal responso della Commissione che l’ha inserita nella ristretta rosa dei finalisti aspiranti al titolo di Capitale Europea della Cultura 2019. Forte di questa designazione, la città sta lavorando per il raggiungimento di questo obiettivo. La manifestazione Encuentro costituisce, anche in prospettiva, un pilastro importante di questa architettura culturale destinata a disegnare il volto nuovo della Perugia del XXI secolo.”  

Encuentro ospiterà autori rappresentativi della letteratura ispano-americana – Luis Sépulveda, Daniel Mordzinski, Paco Ignacio Taibo II, Leonardo Padura Fuentes, Bruno Arpaia, Santiago Gamboa e ancora Fernando Iwasaki, Marcos Giralt Torrente, Guadalupe Nettel, Antonio Soler – per raccontare il loro lavoro e il loro rapporto con la letteratura italiana. Nelle giornate del festival i lettori incontreranno scrittori affermati come Luis Sepúlveda e Paco Ignacio Taibo II e voci nuove come lo spagnolo Marcos Giralt Torrente o il peruviano-giapponese Fernando Iwasaki, tutti tradotti e pubblicati in Italia.

Riscrivere la storia sarà il tema dell’incontro inaugurale che vedrà confrontarsi Paco Taibo II e Leonardo Padura Fuentes coordinati da Santiago Gamboa. Gli altri appuntamenti saranno: I viaggi nella letteratura con Luis Sepulveda e il fotografo Daniel Mordzinski moderati da Bruno Arpaia; La letteratura in lingua spagnola del XXI secolo con Guadalupe Nettel, Leonardo Padura Fuentes, Antonio Soler e Marcos Giralt Torrente; Rodolfo Walsh: il giornalismo come scrittura letteraria, con Paco Ignacio Taibo II, Lorenzo Ribaldi e Bruno Arpaia, coordinati da Rocco Dozzini; Lo scrittore e la cultura di massa, con Bruno Arpaia, Fernando Iwasaki, Daniel Mordzinski e Paco Ignacio Taibo II, coordinati da Gamboa; La vita come romanzo, con Marcos Giralt Torrente e Guadalupe Nettel coordinati da Vittoria Martinetto; La discussione attorno a L’umore e l’amore coinvolgerà Fernando Iwasaki e Antonio Soler, coordinati da Santiago Gamboa. Mentre Tre generazioni letterarie – Guadalupe Nettel, Leonardo Padura Fuentes, Paco Ignacio Taibo II e Marcos Giralt Torrente, con Santiago Gamboa che coordina – si confronteranno nell’ultimo appuntamento in programma che chiuderà il festival perugino. Festival letterario ma anche occasione di festa, come recita il titolo della manifestazione. Ogni sera infatti, presso Palazzo della Penna – Centro di Cultura contemporanea, ci saranno cene a tema e concerti.

tratto da perugiacircolodeilettori.it

Come si traduce un libro per bambini?

Come si traduce un libro per bambini? La domanda può sembrare banale ma non lo è affatto, specie se il libro in questione si intitola Il diario di una schiappa e in tutto il mondo ha venduto più di 60 milioni di copie. A tradurlo per i lettori italiani (edizioni Il Castoro) è Rossella Bernascone, esperta traduttrice e docente di inglese, che lunedì 24 marzo ha tenuto alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna un incontro proprio su questo argomento.

Con ironia e puntuali riferimenti alle sfide che il testo dello scrittore Jeff Kinney (il titolo originale della fortunata serie di libri ispirati all’undicenne Gregory è “Diary of a Wimpy Kid”) le ha posto, Rossella Bernascone ha raccontato al pubblico il delicato compito di rendere un testo come questo in un’altra lingua.

Innanzitutto, il target cui è rivolto: bambini dalla seconda o terza elementare fino alle medie ma, sempre più oggi, anche i più piccoli che frequentano la prima e hanno appena sei anni. Per il traduttore, si tratta di riprodurre un linguaggio semplice, comprensibile ma che non appiattisca la vivacità delle espressioni inglesi. Aboliti (a meno di non produrre delle vere e proprie scorrettezze grammaticali e, comunque, a malincuore) i pesanti condizionali che, a differenza che in inglese, nell’italiano scritto appesantiscono la narrazione e la fanno suonare troppo rigida e formale.

Impossibile non prendere, inoltre, in considerazione l’importanza dei nomi dei personaggi. Ad esempio, come può diventare il nome del cagnolino sweetie in italiano? Meglio non fornire una traduzione di getto e poco meditata, perché se poi diventa un personaggio ‘importante’ nelle puntate successive della storia, ecco che il nome affibbiato troppo di fretta si ritorce contro il traduttore!

Così, l’escamotage, in questo caso, è stato chiamarlo ‘tesoruccio‘, abbreviabile in ‘uccio‘, nomignolo niente male e adatto alla piccola creatura.

Caso complicato, poi, quello delle espressioni che nell’originale sono distorsioni più o meno buffe di nomi di marche realmente esistenti ma non necessariamente note ai bambini italiani. Differenze culturali, insomma, che possono sembrare banali ma con cui bisogna per forza fare i conti… Per non parlare delle onomatopee, che possono diventare veri e propri rompicapi o di oggetti bizzarri come la body blankie, simpatica coperta con zampe che richiama la forma di un animale e che esiste anche in Italia ma è nota col nome poco fortunato di “giocadormi”.

Tutte piccole e grandi complicazioni, queste, tipiche dell’attività del traduttore quando affronta ogni testo ma ancor più delicate quando è rivolto ai bambini. “La parola – ha commentato la traduttrice alla fine dell’incontro – e‘ infatti ciò che forma il pensiero… E il pensiero dei bambini e’anche il pensiero del nostro futuro.

tratto da gliamantideilibri.it

“Incroci di civiltà” a Venezia dal 2 al 5 aprile

1939652_724925537541879_2001186941_n“Jhumpa Lahiri, Rita Dove, Carlo Petrini, Patrizia Cavalli, Peter Greenaway: sono questi alcuni dei protagonisti del fitto programma della settima edizione di Incroci di civiltà, Festival internazionale di letteratura a Venezia, promosso da Università Ca’ Foscari Venezia, Fondazione Venezia e dal Comune di Venezia, Assessorato alle Attività e Produzioni Culturali, con la partnership di Veneto Banca, The BAUER’S Venezia, AVA Associazione Veneziana Albergatori, Marsilio e Fondazione Musei Civici. Il festival, dal 2 al 5 aprile 2014, accoglierà ventidue scrittori provenienti da diciassette paesi, dall’Europa all’Africa, dal Vicino ed Estremo Oriente all’America Latina, una molteplicità di esperienze, lingue, culture e generi a disposizione di un pubblico di lettori appassionati”.

Ecco due appuntamenti interessanti per chi come me è appassionata di cultura araba. Si tengono entrambi all’Auditorium Santa Margherita, Cà Foscari (prenotazione obbligatoria):

3 aprile, h. 14.30 – la scrittrice saudita Raja Alem incontra Ida Zilio Grandi
Raja Alem è nata a La Mecca e vive tra Parigi e la sua città natale. Il suo romanzo Il collare della colomba, uscito da pochissimo per Marsilio (trad. dall’arabo di Maria Avino), ha vinto l’edizione 2011 del Premio internazionale per la narrativa araba.

5 aprile, h. 9 – la scrittrice siriana Salwa al-Neimi incontra Gabrielle GamberiniSalwa al-Neimi è nata in Siria ma vive in Francia. È autrice di uno dei libri più letti e discussi degli ultimi anni, La prova del miele (Feltrinelli, 2010, trad. dall’arabo di Francesca Prevedello), romanzo di formazione ai piaceri dell’erotismo narrato in prima persona da una donna. Il libro fece scalpore quando uscì per il contenuto e anche per il modo in cui è scritto. Di recente ha pubblicato La penisola araba, tradotto in francese da Laffont, un romanzo dedicato al tema dell’esilio e del ritorno.

Tutti e due gli incontri saranno trasmessi in streaming sul sito della Cà Foscari.

tratto da editoriaraba.wordpress.com

Elias Khoury: “Specchi rotti”. Correte in libreria!

specchi rottiBeirut, gennaio 1990, notte fonda. È il giorno del suo quarantesimo compleanno e Karim Shammas sta aspettando il taxi che lo porterà all’aeroporto a prendere il volo per tornare a Montpellier, dove vivono sua moglie e i suoi figli. Per la seconda volta, a distanza di più di un decennio, si lascerà alle spalle il Libano, Beirut, una società che in quindici anni di guerra civile ha perso tutti i suoi valori di riferimento. Karim Shammas celebra il suo compleanno da solo, in una città al buio, percorsa dalle raffiche di kalashnikov e dai colpi di mortaio a cui, di lì a pochi mesi, si imporrà di partorire la pace. Verrà a raggiungerlo, nella notte, almeno una delle donne che lo hanno accompagnato nei mesi beirutini? Verrà la giovane Ghazaleh, dalla sessualità dirompente? Verrà Muna, la borghese che non vuol sentire parole d’amore banali? Verrà Hind, la fidanzata di gioventù ora moglie di suo fratello? Quel che è certo è che verranno i ricordi. Verranno gli anni dorati dell’infanzia, verrà la sicurezza di un rapporto osmotico con il fratello quasi gemello, verrà l’afflato sessantottino della giovinezza, verrà il cameratismo della militanza. E verranno la paura, la fuga, il ritorno in un paese che non è più il suo paese, verrà la disillusione di chi, non solo in Libano, ha creduto nella giustizia sociale. Tornerà davvero a Montpellier, Karim Shammas?

Questa la sinossi, tratta da editoriaraba.wordpress.com, dell’ultimo romanzo dello scrittore libanese Elias Khoury, Sinalcol, che in italiano è diventato Specchi rotti.Tradotto come tutti gli altri da Elisabetta Bartuli, Specchi rotti uscirà esattamente tra 6 giorni per la casa editrice Feltrinelli, a differenza dei precedenti che erano stati pubblicati da Einaudi.

Sinalcol è già stato tradotto in francese da Actes Sud con il titolo SinalcolLe miroir brisé e dovrebbe uscire presto anche in inglese nella doppia edizione britannica e statunitense.

Semifinalista al premio per la narrativa araba 2013, poi vinto dal romanzo del kuwaitiano Saoud al-Sanousiil romanzo narra la “storia di due fratelli, fortemente legati al padre, in apparenza simili ma profondamente diversi, durante la guerra andranno a combattere su fronti opposti: uno si unirà alle milizie fasciste, l’altro a quelle di sinistra. Col loro incontro, dieci anni dopo, comincia un percorso a ritroso nei ricordi che, dagli anni Cinquanta a oggi, traccia la storia della generazione che nella guerra civile è andata incontro al proprio fallimento. Ma Sinalcol è anche un’animatissima tale of two cities, Beirut e Tripoli, luoghi simbolo delle contraddizioni libanesi” (Giacomo Longhi).

E quindi resta un’unica cosa da fare… leggerlo! 🙂 Io sono molto curiosa e sicuramente lo acquisterò. Fatemi sapere se vi è piaciuto…