14° premio di poesia e traduzione “Lionello Fiumi”

immagine newsIL COMUNE DI ROVERCHIARA – BIBLIOTECA CIVICA “LIONELLO FIUMI” – HA BANDITO IL 14° PREMIO DI POESIA E TRADUZIONE INTITOLATO AL POETA LIONELLO FIUMI.
CHI INTENDE PARTECIPARE DOVRA’ INVIARE LE OPERE AL COMUNE DI ROVERCHIARA – VIA VITTORIO VENETO, N. 7 – 37050 ROVERCHIARA (VR), CHE DOVRANNO PERVENIRE ENTRO IL 31 AGOSTO 2014.
LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE AVRA’ LUOGO DOMENICA 12 OTTOBRE 2014, ALLE ORE 10:30 PRESSO LA SALA CIVICA COMUNALE.
PER MAGGIORI DETTAGLI VEDERE IL BANDO ALLEGATO.

Il coraggio dei rifugiati

Il rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra” [Articolo 1A della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati].

Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato: da questo stralcio della convenzione di Ginevra si evince che un rifugiato è una persona perseguitata, è una persona che, per motivi politici, religiosi, etnici o altro, è costretto a lasciare la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici, il suo paese. Il rifugiato non è un migrante qualsiasi, non è una persona che si muove per cercare un lavoro. Il rifugiato è una persona che fugge, che trema, che è tormentato dalla paura. Il 20 giugno è la giornata che lo ricorda, che ci ricorda che nel mondo esistono più paesi in guerra, paesi stremati da conflitti civili e battaglie sanguinose, che paesi in pace. E’ la giornata che ci ricorda che ci sono migliaia di persone che si mettono in viaggio senza sapere se riusciranno ad arrivare a destinazione o diverranno un corpo senza nome nelle acque dei nostri mari o nel silenzio del deserto. E’la giornata che dovrebbe ricordarci di essere un po’ meno egoisti, di dare una mano quando possiamo aiutare chi ci guarda senza speranza, chi ha perso tutto e arriva in Italia solo con la sua anima lacerata dalle sofferenze, chi ha visto morire un figlio, chi pensa di non farcela più. Ma non si tratta di partecipare agli eventi organizzati dalla propria città, alle manifestazioni o alle proiezioni di immagini già viste e riviste corredate da un succulento aperitivo etnico. Si tratta di ricordarci di loro, degli “invisibili”, tutti i giorni dell’anno e di provare a metterci nei loro panni. Immaginiamo che esploda improvvisamente un conflitto irrisolvibile nel nostro paese. Saremmo disposti ad abbandonare tutto quello che con fatica e sudore abbiamo costruito nel corso degli anni? Ad abbandonare i nostri più cari affetti senza sapere se un giorno avremmo la fortuna di poterli riabbracciare? Saremmo disposti a fuggire senza avere nulla in cambio e soprattutto senza la certezza di un futuro sereno davanti a noi? Io ogni tanto ci penso. E forse sì, forse ci riuscirei, sapendo che è l’unica strada per salvarmi la vita. La morte è lì che mi spia da dietro l’angolo, che mi mette davanti ostacoli insormontabili, ma io devo tirare fuori tutta la mia forza e il mio coraggio per poi non pentirmi di non aver provato ad aiutare non solo me stessa, ma anche tutti quelli che, rimasti nel costante pericolo del mio paese, aspettano mie notizie e i miei aiuti economici da una terra che non conosco. Ma con quanta paura, quanta tristezza lo farei? Un dolore che mi spezzerebbe il cuore in mille pezzi. Un dolore che mi porterei dietro per sempre. Vi invito a riflettere su queste mie parole e a guardare con occhi diversi quelle persone che arrivano sulle carrette del mare e che erroneamente molti di noi credono siano venuti solo per “rubarci” un lavoro che non c’è. Vi invito a ricordarvi di loro, ogni tanto di far loro un sorriso se li incontrate sui vostri passi, di non essere timorosi nei loro confronti. Perché la parola Accoglienza non rimanga solo una parola.

Arriva Radio Passagers: la radio dei migranti

Venti anni di esperienza e un lungo percorso “africano” in seno a Reporter sans Frontières, hanno portato il giornalista Léonard Vincent (attuale corrispondente di RFI e Radio France in Marocco), alla creazione di una nuova piattaforma radiofonica alquanto innovativa.

Il progetto si chiama “Radio Passagers – La voix des migrants” ed è dedicato a chi migra, transita, sogna di partire o a chi è già arrivato a destinazione. Lo scopo è di mettere a disposizione una vasta gamma di programmi radiofonici gratuiti, scaricabili sul telefono portatile o lettore mp3, destinato ai migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Un vero e proprio atelier radiofonico, per il quale il produttore e i giornalisti incaricati creeranno, con i loro propri mezzi, dei programmi semplici, creativi e ludici, accessibili a tutti e a tutte. I programmi saranno animati e coordinati da un conduttore basato a tempo pieno a Parigi, i reportage, così come alcuni programmi, saranno invece creati dai corrispondenti di RFI o da altri media francesi basati nei paesi di transito o destinazione dei migranti.

Poi c’è il pubblico che è invitato ad interagire in maniera diretta, tramite la regola “coloro che hanno un po’ contribuiranno per “coloro che non hanno niente” sarà possibile fare una donazione alla radio regalando dei minuti di emissione a persone che non possono permetterselo, mettendo in moto un vero e proprio sistema di “sponsorizzazione partecipativa”La radio per il momento resta in lingua francese, lingua comune di diversi migranti provenienti dall’Africa Subsahariana. “Se il progetto funzionerà, l’idea è di realizzare una radio simile in arabo, inglese, farsi… ovvero in tutte le lingue di ‘coloro che passano’, per riprendere la magnifica espressione che la giornalista Haydéè Sabéran ha scelto come titolo del suo libro”, spiega l’autore.

Radio Passagers vuole essere anche un luogo di incontro di momenti da condividere e da trasmettere in diretta: i membri potranno comprarsi dei ‘minuti di antenna’ per raccontarsi, condividere una lettura, una canzone o la propria esperienza, con la parola d’ordine selezionata dall’iniziativa “Stiamo insieme”.

Come è nata questa idea? L’autore spiega come il progetto voglia rispondere ad alcune questioni che si è posto durante i suoi numerosi viaggi nel continente africano: “I migranti che ho incontrato in Marocco semplicemente non hanno mezzi di comunicazione a disposizione, sono le loro famiglie che li informano al telefono, una volta ogni tanto. […] Rimasti soli, estranei alle società che attraversano o in cui attendono pazientemente, gli immigrati vivono spesso in uno stato di angoscia e di vuoto psicologico. Nessuno parla loro, parla di loro, dei loro problemi, delle loro esperienze del passato e del futuro di questo doloroso auto-perpetuarsi. – e continua – Nessuno viene ad occupare il posto lasciato vacante dalla durezza dell’esilio, tutti mi hanno detto che aspettano che gli si parli, che li si informi, che si arrivi fino a loro con delle parole”.

Per questo Radio Passagers vuole rispondere a profonde esigenze culturali, sociali e politiche fornendo programmi di qualità per tutti, gratuitamente, facilmente, con l’aiuto di alcuni, a beneficio di altri. Pertanto, “Nulla vieta ad un francese di Saint-Étienne di ascoltare con interesse le discussioni sulla storia dei paesi di transito, i nostri programmi musicali, le nostre lezioni wolof, arabo o bambara”.

L’iniziativa è in corso di finanziamento ed è possibile contribuire qui al lancio della piattaforma previsto per il prossimo autunno.

Per maggiori informazioni visitate il sito, la pagina facebook e twitter.

tratto da mmc2000.net

No borders train: io parto e voi?

Milano. Sabato 21 giugno – La nostra Europa non ha confini: un treno per violare le frontiere europee

No borders train. Ore 14.00. Da ogni parte d’Italia verso la Stazione Centrale di Milano e poi oltre i confini europei

Questa ennesima “emergenza immigrazione”, con migliaia di persone in fuga da guerre e violenze in approdo sulle coste italiane, porta con sé, come sempre, tutto il suo corollario di violazioni, prassi illegittime, deroghe ai diritti, ipocrisie e speculazioni. Accade nel mare del sud, dove ancora si muore, alla faccia di Mare Nostrum, così come alle frontiere interne dell’Europa che ingabbiano migliaia di persone nel primo paese d’approdo, passando per il “piano di accoglienza straordinaria” del governo, una nuova occasione per fare affari sulla pelle dei migranti. Si tratta di uno scenario che il risultato delle recenti elezioni europee rischia solo di aggravare trasformando l’Europa in un vero e proprio campo di battaglia in cui i confini giocano un ruolo determinante.

Chi arriva sulle coste italiane oggi fugge da violenze e persecuzioni. Per questo rivendichiamo la necessità di mettere in campo l’unica soluzione possibile per evitare le morti in mare e la speculazione dei trafficanti: la costruzione di percorsi di arrivo autorizzati e sicuri in Europa. Di fronte a questo le istituzioni europee e quelle nazionali tacciono.

Ma il viaggio in mare non è l’unica occasione in cui i migranti sono costretti a sfidare i confini europei. Perché un’altra odissea inizia una volta raggiunta l’Europa. Per chi rimane, il dispositivo dell’accoglienza messo in campo dal governo non è in grado di garantire null’altro se non mesi di attesa e assistenzialismo speculativo, aggravato dal fatto che ancora una volta sono stati aggirati i circuiti ufficiali dello SPRAR procedendo alla “distribuzione” dei profughi al miglior offerente. 
Non è un caso che migliaia di rifugiati abbandonati dalle istituzioni di questo paese siano costretti ad occupare casa come unica possibilità di assicurarsi un tetto, mente il governo, con il decreto Lupi, vorrebbe sottrargli anche il diritto alla residenza ed alle utenze.
Per questo, per costruire e conquistare dal basso i diritti che altri continuano a negare, proponiamo a tutti di dar vita ad una rete di supporto. Una mappa di luoghi e contatti a disposizione di chi si muove per raggiungere altri Stati e di chi rimane e rischia di veder negata la sua domanda d’asilo, o vive in condizioni di accoglienza indegne in attesa di sapere cosa sarà del suo futuro dopo il 30 giugno, data di scadenza delle convenzioni del Ministero con i centri.

Ma oggi la questione dell’asilo e delle migrazioni interroga nell’immediato, come non mai, anche l’Europa, le sue geometrie, gli egoismi degli stati, la nostra possibilità di costruire uno spazio europeo che non sia dominato da austerity, precarietà e esclusioni. Nulla a che vedere con gli schiamazzi del Ministro Alfano che, mentre invoca la revisione di Dublino, continua a respingere verso la Grecia i rifugiati ai porti dell’Adriatico.

Gran parte dei migranti che arrivano in Italia mirano ad andarsene per raggiungere altri paesi. Ma mentre nel Vecchio Continente merci e finanze circolano liberamente, i confini bloccano e dividono, selezionano le persone rivelando tutta la loro ipocrisia. 
Così migliaia di “profughi” sono privati del loro diritto di scelta, costretti a rimanere ingabbiati in Italia oppure a pagare profumatamente gli sciacalli che sulle regole dell’Europa stanno facendo fortune.

Il 26 e 27 giugno prossimi il Consiglio europeo si riunirà a Bruxelless per discutere di frontiere, pattugliamenti e nuove regole operative. Negli stessi giorni arriverà nella capitale belga la “Marcia dei rifugiati” a cui parteciperemo insieme a centinaia di migranti ed attivisti da tutta Europa. Poco dopo, l’11 luglio, a Torino, i leader dei paesi europei si ritroveranno a discutere invece di (dis)occupazione giovanile.

Questa agenda ufficiale è anche l’occasione per i movimenti (tutti) di costruire insieme un’ agenda programmatica di lotte e conflitti, di battaglie e percorsi di condivisione, per continuare a tessere le fila di un movimento europeo di trasformazione.

Per questo invitiamo tutti a sfidare i confini dell’Europa insieme ai migranti ed ai rifugiati ingabbiati in questo Paese. Perché quello che sta avvenendo intorno alle frontiere che dividono l’Italia dalla Francia, la Svizzera e l’Austria ha bisogno di una risposta immediata. 
Per mettere fine alla violenza ed all’ipocrisia del confine, per sostenere la marcia dei rifugiati, per dare concretezza a quanto affermato nella Carta di Lampedusa, perché le frontiere dell’Europa sono un pezzo della nostra precarietà, tanto più oggi, quando la libertà di movimento è messa in discussione anche per gli stessi cittadini degli Stati membri.

Sosteniamo il no borders train. Per fermare l’ingiustizia dei confini europei

Invitiamo tutti a raggiungere la Stazione Centrale di Milano, il prossimo sabato 21 giugno, alle ore 14.00, con carovane grandi e piccole, per poi partire in treno verso le frontiere europee, e violarle collettivamente, alla luce del sole, in tanti, rivendicando, insieme ai migranti, la nostra EUROPA senza confini.

- English version
- Arab version

tratto da meltingpot.org

Chi è la migliore traduttrice del 2014?

L’italiana Alice Parmeggiani, slavista e traduttrice, è stata insignita del “Premio PEN Serbia 2014” come “miglior traduttrice dal serbo“. Ha ricevuto il premio dalla presidente e scrittrice Vida Ognjenovic, già ambasciatore di Serbia e Montenegro in molti Paesi d’Europa, nella sede del PEN Serbia, dove erano presenti oltre a Sira Miori, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Belgrado e coordinatore regionale per i Balcani occidentali e l’area danubiana, un folto gruppo di scrittori, editori, traduttori, giornalisti, docenti e ricercatori.

Figlia di madre serba e di padre friulano, che si erano incontrati a Belgrado nel 1944 nel corso di un’azione di resistenza contro i nazisti, Alice Parmeggiani, dopo la laurea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha vinto la cattedra di lingua e letteratura serba e croata all’Università degli Studi di Udine e di Trieste. Da circa vent’anni affianca all’attività didattica e di ricerca,un’importante lavoro di traduttrice per le più importanti case editrici italiane: da Feltrinelli, a Einaudi, a Zandonai, specializzata quest’ultima nella pubblicazione di opere letterarie di scrittori del sud-est dell’Europa. Sue sono molte traduzioni in lingua italiana di opere della letteratura serba,che spaziano dai grandi del Novecento come Ivo Andric e Aleksandar Ti?ma, fino agli autori contemporanei, fra cui David Albahari, Dragan Velikic e Jelena Lengold.

Oltre all’attività didattica e di traduzione, Alice Parmeggiani ha svolto anche un intenso lavoro di ricerca, in particolare sui rapporti fra le avanguardie letterarie russe, serbe, croate e italiane. Ha pubblicato diversi saggi di riflessione e critica letteraria e ha contribuito a diffondere in Italia la conoscenza delle letterature dei Paesi della regione geografica dei Balcani occidentali, con testi di fondamentale importanza, come il saggio “Scritti sulla pietra.Voci e immagini dalla Bosnia e dall’Erzegovina fra medioevo ed età moderna”, pubblicato nel 2005. Dagli anni Novanta si occupa anche della formazione di mediatori linguistici e culturali nella scuola.

tratto da italintermedia.globalist.it

Sassari: nasce il dizionario sardo-inglese!

Più che un punto d’arrivo è l’avvio di un percorso più ampio che vede l’Alberghiero un’altra volta in prima linea sul fronte della valorizzazione della cultura sarda. E se questa è solo la premessa è certo che il risultato sarà all’altezza delle aspettative. L’hanno intitolato “Sardu e inglesu cara a cara” per rimarcare il fatto che non si tratta di una grammatica, ma di un pratico manuale di conversazione che, saltando a piè pari l’italiano, mette a confronto il sardo, quello della limba comuna, con l’inglese. Per realizzarlo ci hanno lavorato due insegnanti dell’istituto di via Cedrino, Maria Antonietta Meloni e Clara Farina, con il coordinamento di Tore Sfodello e lo stimolo costante degli studenti della seconda I che durante un intero anno scolastico hanno collaborato fattivamente alla composizione del manuale.

Grafica accattivante, colori vivaci ed esercizi ripartiti per sezioni che simulano la situazioni più disparate, partendo dalle “abitudinès de cada die” o “daily habits” fino ad arrivare a scuola “in scola/at school”. Esempi chiari di brevi conversazioni, corredati da schemi da riempire e arricchiti da un apparato iconografico realizzato “in casa” dagli stessi autori con il coinvolgimento diretto degli studenti. L’intento degli autori non era solo quello di creare uno strumento didattico utilissimo per le finalità della scuola, ma anche contribuire in modo pratico a rendere dignità alla lingua e alla cultura sarda. «La tecnica impiegata per realizzare il manuale – hanno spiegato infatti Maria Antonietta Meloni e Clara Farina – è quella indicata dai documenti del Consiglio d’Europa per l’insegnamento delle lingue straniere».

Il sardo come l’inglese, dunque, per arricchire ulteriormente il dibattito sul tema sempre attuale del plurilinguismo «che rappresenta – come ha fatto notare il rettore Mastino, citando il compianto Giovanni Lilliu – l’unica strada percorribile per realizzare una comunicazione che non sia univoca». Al riguardo va rimarcato il fatto che nel volume non c’è un termine in italiano e questo di per sé è un elemento di novità. Tra le sezioni che compongono il volume merita una citazione speciale quella intitolata “A giru in sa tzidade mea/around my town” in cui si ritrovano, tradotti in inglese direttamente dal sardo, immagini e didascalie relative ai fatti più importanti, una mini storia di Sassari raccontata in pillole che rievoca vicende e feste, ma anche personaggi storici noti.

Un lavoro meticoloso e originale pensato con finalità didattiche, ma che non mancherà di appassionare anche il lettore curioso e attento. Tra i testi e le immagini del manuale (gli autori preferiscono definirlo semplicemente un quaderno) filtra anche il ruolo importante dell’istituto alberghiero, con le sue strutture, le cucine, ma soprattutto l’impegno nella salvaguardia e nella valorizzazione delle produzioni tipiche, terreno su cui da qual che tempo la scuola diretta da Roberto Cesaraccio, è particolarmente impegnata.

tratto da lanuovasardegna.gelocal.it