Arabo e cinese: le lingue più importanti del mondo

Arabo e cinese sempre più di pari passoDi Wang Shuo. Middle East Cn (09/03/2014). Traduzione di Claudia Avolio.

“Cina ed Egitto sono buoni amici, testimoni di intensi scambi bilaterali che si protraggono da lungo tempo”: così ha definito i rapporti tra i due Paesi l’ambasciatore cinese al Cairo, affermando che Pechino si impegnerà ancora di più nel promuovere lo studio della lingua araba. L’ambasciatore Song Aiguo ha tenuto un discorso nella cornice di un seminario organizzato dall’associazione Amicizia Sino-Egiziana dal titolo “La lingua cinese e gli orizzonti di cooperazione tra Egitto e Cina”.

Nelle sue parole, “il linguaggio svolge un ruolo fondamentale nell’avvio della comunicazione tra persone e nazioni”. Song Aiguo ha definito la lingua araba e quella cinese come tra le più importanti del mondo, che godono di una antica storia e sono utilizzate in vastissime aree. “Ho notato che molti degli egiziani che parlano cinese lavorano in aziende cinesi in Egitto,” ha aggiunto l’ambasciatore, “e che al contempo sono molti i cinesi a studiare e lavorare in Egitto”.

Ha ricordato poi che la Cina ha esteso l’insegnamento della lingua araba in diverse delle sue università fin dagli anni ’50 su invito dell’ex-premier Zhou Enlai. Quest’ultimo, infatti, prestava molta attenzione all’insegnamento dell’arabo e delle altre lingue straniere di pari passo con la presenza sempre maggiore della Cina negli affari asiatici e globali, soprattutto dopo la Conferenza di Bandung.

L’ambasciatore Song Aiguo ha precisato che entrambe le parti – quella egiziana e quella cinese – sono interessate all’insegnamento delle lingue e stanno lavorando per rafforzare e incrementare gli scambi economici e commerciali attraverso maggiori sforzi nello studio della lingua araba e cinese. Nelle sue parole, i Paesi in via di sviluppo con una popolazione imponente come Cina ed Egitto devono puntare sull’industria e sull’agricoltura moderna.

Ha concluso dicendo: “Negli ultimi anni Cina ed Egitto hanno firmato una serie di accordi, ma mi sono reso conto che ci mancano degli specialisti in lingue straniere per avviare bene degli affari. Sono fiducioso che in futuro ce ne saranno molti di più, dopo che avremo lavorato insieme per sollevare la questione dell’insegnamento della lingua ai più alti livelli”.

tratto da arabpress.eu

Torna il Pisa Chinese Film Festival

Dal 26 febbraio all’1 marzo torna il festival cinematografico dedicato alla Cina. Quattro giorni fitti di appuntamenti per gli appassionati di cinema cinese.

Torna il Pisa Chinese Film FestivalDal 26 febbraio all’1 marzosi svolge, infatti, la terza edizione del festival cinematografico dedicato alla Cina. Quattro giorni fitti di appuntamenti per gli appassionati di cinema cinese.

Si comincia il 26 febbraio alle 18.30 presso la Stazione Leopoldacon una mostra di sculture, dipinti e installazioni di studenti cinesi dell’Accademia delle Belle Arti di Carrara. Gli studenti saranno anche i protagonisti di una performance, eseguita su un lungo rotolo di stoffa, che richiama alla mente la spettacolare cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008. Ospite del primo giorno del Pisa Chinese Film Festival sarà Christoph Rehage, uno studente di Monaco che ha girato a piedi la Cina percorrendo 50mila chilometri, documentando la sua impresa con un reportage fotografico che ha fatto il giro della rete.

Le giornate successive saranno scandite dalla proiezione di tre documentari sulla società cinese e le sue trasformazioni. Il 27 febbraio sempre alla Stazione Leopolda alle 19.00 sarà proiettato “Acque torbide”, una coproduzione franco-cinese sull’emergenza idrica in Cina, il 28 febbraio “L’occupazione cinese”, un percorso tra la cultura pratese e la multicultura, e l’1 marzo Cine tempestose. I primi liuxuesheng italiani”, un’indagine sui giovani italiani che andarono a studiare in Cina negli anni Settanta.

Tutte e tre le serate proseguiranno, poi, con la proiezione di tre film. Giovedì 27 in programma “33 postcards” di Pauline Chan, una coproduzione tra Cina e Australia non distribuita in Italia, venerdì 28“One Nite in Mongkok” di Yee Tung-Shin e sabato 1 “La stella che non c’è” di Gianni Amelio.

In programma, invece, due seminari presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Al centro del dibattito il celebre documentario “Chung-Kuo, Cina” di Michelangelo Antonioni, una preziosa testimonianza della Cina degli anni Settanta.

Spostandosi, poi, al Dipartimento di Scienze Politiche si può assistere alla proiezione di “Lithium conspiracy”. Dopo il film, previsto un confronto sulle dinamiche della vendita di film italiani in Cina.

Per il programma completo del festival e tutte le informazioni, consultare il sito http://pisachinesefilmfestival.it/

tratto da chinanewsitaly.com