Le linee guida della traduzione letteraria

Ogni traduzione letteraria è un’interpretazione e come tale è il traduttore a decidere quali strategie di mediazione linguistico-culturale adottare, quanto avvicinare il lettore al testo o il testo al lettore. Quello che però non manca mai, prima di andare in stampa, è una revisione da parte della casa editrice. Ecco quindi, per chi volesse sottoporre la propria traduzione a una prima revisione “fai da te”, le linee guida di Adelphi, illustrate in un’intervista da Ena Marchi, che tuttavia sottolinea come in traduzione niente abbia valore prescrittivo ma solo e sempre indicativo.

1. Restaurare l’integrità dell’originale: anche al miglior traduttore accade di “saltare” non solo delle parole ma persino intere frasi.

2. Restaurare, nella misura del possibile (e nel caso in cui il traduttore non l’abbia sistematicamente rispettata), la punteggiatura dell’originale e la scansione dei paragrafi; tenendo conto, tuttavia, che ogni lingua ha regole peculiari di punteggiatura che non sempre vanno riprodotte.

3. Verificare che il traduttore non abbia indebitamente sinonimizzato le ripetizioni laddove queste rappresentino una consapevole scelta stilistica dell’autore; eliminare, viceversa, quelle eventualmente introdotte dal traduttore. E restituire al testo una coerenza interna, traducendo certe parole o sintagmi ricorrenti sempre nello stesso modo.

4. Snidare implacabilmente i calchi della lingua di partenza, i faux-amis e, importantissime, le espressioni idiomatiche che il traduttore non avesse riconosciuto come tali.

5. Eliminare, nella misura del possibile, le allitterazioni, gli omeoteleuti e in generale le cacofonie che fossero sfuggiti alla rilettura del traduttore. Corollario importante: evitare di introdurne (a volte una correzione che pare astuta può rivelarsi una catastrofe).

6. Soprattutto, verificare costantemente la tenuta del registro linguistico del testo di arrivo: che la cameriera di un bistrot si esprima in modo diverso da un’aristocratica del Settecento sembra un’ovvietà, eppure accade che anche eccellenti traduttori siano stranamente “sordi” a sfumature (essenziali) di questo tipo.

7. Per finire, controllare scrupolosamente le citazioni, i nomi di personaggi, di luoghi, di opere (letterarie, musicali, pittoriche, ecc.), le date, le unità di misura: tutti quei dettagli che spesso il traduttore non ha il tempo o la possibilità di controllare.

Chiariamo subito un possibile equivoco: quelli che ho appena elencato sono criteri generali, ma vanno calibrati a seconda del tipo di testo che si affronta. Mi spiego: il rispetto rigoroso della punteggiatura e della scansione del testo se deve essere osservato nel caso di uno scrittore fortemente consapevole della sua scrittura può subire delle deroghe nel caso di un testo letterariamente meno sorvegliato in cui conti maggiormente la fluidità del racconto; e se le ripetizioni per così dire portatrici di senso vanno sempre mantenute, è da evitare l’accumulo di ripetizioni goffe (un esempio: i verbi modali). Quello che invece va osservato con rigore inesausto è il registro linguistico.

(da: Ilide Carmignani, Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria, prefazione di Ernesto Ferrero, Besa 2008, pp. 80-81)

tratto da booksinitaly.it

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