Per un 2015 di mille e una lingua!

Anche io, come molti altri, mi ritrovo qui a tirare le somme di quello che, almeno personalmente, è stato un anno a dir poco meraviglioso. Per tutto il resto, per tutto quello che mi circonda, per il mondo che regalerò a mio figlio, beh, per quello c’è ancora molto da lavorare. Mi ritrovo infatti a pensare a tutte le storie che vi ho raccontato, dietro a quelle storie ci sono persone vere che ho incontrato nel mio cammino e che mi hanno lasciato un ricordo, un’emozione, una lacrima, a volte anche un sorriso. A volte quelle persone si sono ritrovate con i loro diritti calpestati, con la dignità sotto ai piedi, si sono ritrovate a vagare per strada e a subire insulti razzisti. Alcuni hanno protetto con la loro immensa forza e con qualsiasi mezzo i propri figli, perché questo è il paese che hanno scelto per un futuro di pace e salvezza. Altri non ce l’hanno fatta e hanno preferito cercare un luogo più accogliente, un luogo in cui è bello passeggiare per strada senza sentirsi osservati, in cui è possibile arrivare dignitosamente a fine mese o comunque riuscire a mangiare, almeno una volta al giorno, un pasto caldo. Altri ancora si sono affidati nelle mani di quel loro Dio, che sa accogliere più di una persona in carne e ossa e che può proteggerli per l’eternità. Non penso solo a coloro che cercano un rifugio nel nostro paese, perché fuggono da guerre e calamità naturali, o a coloro che vogliono semplicemente un futuro migliore, penso anche agli stessi italiani, imbavagliati, recriminati, sull’orlo del baratro, a volte costretti alla fuga in cerca di felicità, a volte costretti a cercare nella morte un’assenza di dolore. Chissà se tutti quegli italiani che se ne sono andati in un altro paese sono stati benvoluti o, al contrario, sono stati maltrattati, disprezzati, trattati come relitti umani? Non mi va più neanche di usare la parola migranti, il termine migrazione, talvolta abusato, non mi va di suddividere, categorizzare. Siamo già troppo suddivisi: il migrante, l’italiano, il ricco, il povero, il gay, l’eterosessuale, il ne(g)ro, il bianco, il giallo … e il verde? Chissà se esiste, da qualche parte nello spazio. Stiamo sempre lì, a specificare, a classificare, lui viene da lì, lui ha un sacco di soldi, lui si vuole sposare con quello, lei con quell’altra. Lui chiede l’elemosina al supermercato, ma chissà quanto ci prende in giro. Ma quel “lui” non potrebbe invece voler aiutare la sua famiglia che vive di stenti e che è convinta che si trovi nell’Europa dei sogni? Quell’Europa, quell’Italia, purtroppo non esiste, ma l’augurio che posso fare a ognuno di voi, senza distinzioni né classificazioni, è che dobbiamo ancora crederci. Credere  che un mondo nuovo sia possibile e lottare per costruirlo. Credere che mille e una lingua possano davvero convivere pacificamente tra loro, senza alcun tipo di sopruso, senza alcuna discriminazione. Guardare chi abbiamo vicino senza giudicarlo, ma mettendoci nei suoi panni, provare a capire, riflettere prima di parlare e gridare ai quattro venti sentenze senza senso. E, tornando ai figli, questo lo dobbiamo a loro, perché quando noi li lasceremo andare dovranno essere convinti di vivere in un mondo che, almeno in parte, possa stupirli in meglio e possa dar loro un briciolo di serenità.

Buon 2015

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